giovedì 20 febbraio 2014

Calderara di Reno, variante al PSC che incentiva la riqualificazione urbana

Primo esempio in provincia di riduzione degli alloggi previsti

L’Amministrazione comunale di Calderara di Reno nei prossimi giorni adotterà una variante al Piano strutturale comunale (PSC) in cui sono ridotti gli alloggi previsti e si incentiva la riqualificazione urbana. Si tratta del primo caso nella provincia di Bologna.

 
Con questa variante il 40% del territorio che il vigente PSC considera ambito di possibile espansione urbanistica torna ad essere agricolo. All’interno dell’area che rimane urbanizzabile, inoltre, la variante prevede l’aggiunta di una fascia di verde e la realizzazione di una nuova ciclabile che chiuda il “ring” di Calderara.

 
La variante ha le seguenti caratteristiche:
- riduce la dimensione delle aree destinate all’espansione residenziale (in gergo tecnico ARS) per diminuire il carico urbanistico previsto e incentivare la riqualificazione delle aree destinate al recupero;
- riduce dell’8% il numero massimo di alloggi previsto (che passano quindi da 500 a 460, tenuto conto che di questi 250 circa sono un residuo del PRG), coniugando alle riduzioni dell’ambito una diminuzione della capacità edificatoria;
- incentiva la riqualificazione dell’ambito centrale di via Armaroli stabilendo un criterio premiante (in termini di indice massimo di edificabilità) per coloro che costruendo negli ARS si faranno anche carico di una parte di riqualificazione di via Armaroli.

L’Amministrazione comunale intende così pensare al territorio con un’ottica più sostenibile dal punto di vista ambientale: riconduce il dimensionamento residenziale alle reali necessità dell’attuale quadro socio-economico, puntando soprattutto sulla riqualificazione e rigenerazione urbana. 


Fonte: Portale della Provincia di Bologna, leggi QUI.

mercoledì 5 febbraio 2014

Comuni 100% rinnovabili

Sono 27 i Comuni 100% rinnovabili in Italia

Da Legambiente la ‘mappa' dell'energia verde e dell'innovazione nelle reti energetiche

I 600mila impianti da fonti rinnovabili distribuiti in 7.970 Comuni (98%) compongono un articolato sistema di generazione distribuita che nel 2012 ha garantito il 28,2% dei consumi elettrici e il 13% di quelli complessivi del nostro Paese.

Sono questi i numeri del rapporto Comuni Rinnovabili 2013 di Legambiente, realizzato con il contributo di Gse e Sorgenia e presentato oggi a Roma. I numeri sono in forte e costante crescita: dal 2000 a oggi ben 47,4 TWh da fonti rinnovabili si sono aggiunti al contributo dei “vecchi” impianti idroelettrici e geotermici: dal solare fotovoltaico a quello termico, dall’idroelettrico alla geotermia ad alta e bassa entalpia, agli impianti a biomasse e biogas. Progressione continua anche per i Comuni dove si trova almeno un impianto: se oggi sono 7.970, erano 7.661 nel 2011, 6.993 nel 2010, 3.190 nel 2008.

Scendendo nel dettaglio dei numeri, sono 27 i Comuni 100% rinnovabili, quelli che rappresentano oggi il miglior esempio di innovazione energetica e ambientale. In queste realtà, un mix di impianti diversi da rinnovabili e impianti a biomasse allacciati a reti di teleriscaldamento coprono interamente (e superano) i fabbisogni elettrici e termici dei cittadini residenti. Sono 2.400 i Comuni 100% rinnovabili per l’energia elettrica, ossia quelli dove si produce più energia di quanta ne consumino le famiglie residenti.

I Comuni del solare in Italia sono 7.937 (97%) e spetta a Casaletto di Sopra (Cremona) e a Don (Trento) il record di impianti per abitante, rispettivamente per il fotovoltaico e per il solare termico.

I Comuni dell’eolico sono 571 e la potenza installata (8.703 MW) è in crescita, con1.791 MW in più rispetto al 2011. Questi impianti hanno consentito di produrre 13,1 TWh nel 2012, pari al fabbisogno elettrico di oltre 5,2 milioni di famiglie. Sono 296 i Comuni che si possono considerare autonomi dal punto di vista elettrico grazie all’eolico, poiché si produce più energia di quanta se ne consuma.

I Comuni del mini idroelettrico sono 1.053. Il Rapporto prende in conside­razione gli impianti fino a 3 MW e la potenza totale installata nei Comuni italiani è di 1.179 MW ed è in grado di produrre ogni anno oltre 4,7 TWh, pari al fabbisogno di energia elettrica di oltre 1,8 milioni di famiglie.

I Comuni della geotermia sono 369, per una potenza installata pari a 915 MW elettrici, 160 termici e 1,4 frigoriferi. Grazie a questi impianti nel 2012 sono stati prodotti circa 5,5 TWh di energia elettrica in grado di soddisfare il fabbisogno di oltre 2 milioni di famiglie.

I Comuni delle bioenergie sono 1.494 per una potenza installata complessiva di 2.824 MW elettrici e 1.195 MW termici. Gli impianti utilizzano biomasse solide, gassose e liquide e, in particolare quelli a biogas, sono in forte crescita e hanno raggiunto complessivamente 1.133 MWe installati e 135 MWt e 50 kw frigoriferi termici.Gli impianti a biomasse, nel loro complesso, hanno consentito nel 2012 di produrre13,3 TWh pari al fabbisogno elettrico di oltre 5,2 milioni di famiglie.

Sono 343 i Comuni in cui gli impianti di teleriscaldamento utilizzano fonti rinnovabili, come biomasse di origine organica animale o vegetale provenienti da filiere territoriali o fonti geotermiche, attraverso cui riescono a soddisfare larga parte del fabbisogno di riscaldamento e di acqua calda sanitaria.

Fonte: Geometra.info, leggi QUI.