martedì 9 ottobre 2012

Il Comune contro la Eco-Casa - Ultimo Atto

Siamo arrivati all'ultimo atto del romanzo kafkiano di cui facciamo parte ormai da anni.

Abbiamo atteso a lungo prima di aggiornarvi su quello che ci sta accadendo, perchè la situazione attuale è particolarmente critica, ma questa volta per il Comune!

In giugno, e più precisamente il giorno 8 alle sette e tre quarti del mattino, due Vigili Urbani della Polizia Municipale di San Lazzaro di Savena ci hanno notificato un'Ordinanza Comunale, la n. 211/2012, nella quale il dirigente Andrea Mari ci ingiunge di...non fare nulla!

Proprio così: quello che dovremmo fare per metterci a norma, secondo il contenuto dell'ordinanza stessa, è "...effettuare la demolizione della porzione di fabbricato che eccede la sagoma di progetto rappresentata..." nella variante: non essendovi nulla al di sopra o difforme o in eccedenza rispetto allo stato di progetto che richiama il dirigente, possiamo ritenere la nostra Eco-Casa libera da ogni ingiunzione comunale.

Trovate copia dell'Ordinanza cliccando qui.

Ovviamente immaginiamo che una semplice lettura della stessa ordinanza possa lasciare qualche perplessità, o qualche dubbio, anche per i numerosi termini tecnici e i riferimenti che vengono fatti.

E ci immaginiamo pure che, molto probabilmente, anche chi ha redatto e inoltrato l'ordinanza non abbia potuto o voluto approfondire molti dei temi che - viceversa - andavano toccati, proprio nelle more dell'ordinanza stessa.

Per questi motivi, il 5 ottobre scorso (prima che decadessero i termini dei 120 giorni indicati nell'ordinanza) ho depositato una memoria contenente numerose e puntuali osservazioni, basate su fatti documentali e non su opinioni personali, in relazione all'Ordinanza Comunale n. 211/2012.

Potete scaricare copia delle osservazioni depositate cliccando qui.

*   *   *

Riassumo brevemente le motivazioni per cui l'Ordinanza Comunale n. 211/2012 è priva di ogni efficacia, estratte dalle Conclusioni delle osservazioni depositate:

a. tutte le contestazioni mosse dal dirigente Andrea Mari, architetto, nei confronti del sottoscritto si basano unicamente su un ordine di non effettuare il previsto intervento, notificato successivamente alla legittima realizzazione delle opere progettate, quindi di fatto nullo;

b. sempre il dirigente non considera l'intervento nella casistica della ristrutturazione edilizia, ma nella nuova costruzione, così facendo non tiene conto delle norme comunali - così come scritte tuttora - che non consentono la nuova costruzione in questa zona (se anche vi fossero incompatibilità tra le norme comunali e quelle nazionali o regionali, di certo non può essere il cittadino a farne le spese);

c. la denuncia di inizio attività presentata per l'intervento in variante ad oggi non risulta annullata da alcun atto dirigenziale e/o comunale;

d. le tempistiche di attesa (30 giorni dopo il deposito) prima di iniziare i lavori sono state rispettate in entrambe le denunce di inizio attività e la richiesta di integrazione è giunta al sottoscritto dopo lo spirare di detto termine (ciò nonostante si è provveduto a integrare correttamente il tutto);

e. il non poter adempiere all'ordine emesso nella prima ordinanza rende lo stesso ordine nullo ab origine a tutti gli effetti di legge;

f. nelle more dell'ordinanza, il dirigente Andrea Mari, architetto, non cita in alcun punto, quindi deliberatamente omette, che entrambe le D.I.A. sono state correttamente vistate dall'ufficio tecnico per controllo e verifica prima del rispettivo deposito al protocollo;

g. l'ordinanza intima al sottoscritto di "...effettuare la demolizione della porzione di fabbricato che eccede la sagoma di progetto rappresentata nella denuncia di inizio attività..." presentata per la variante: poiché non vi è nulla che eccede la sagoma di progetto citata, in quanto la costruzione realizzata rispecchia fedelmente la citata variante, il sottoscritto non può adempiere all'ordinanza de quo, o meglio ancora, vi ha già adempiuto, proprio mantenendo la costruzione così come si trova nello stato attuale;

h. nelle considerazioni contenute nell'ordinanza, il dirigente indica che l'intervento consiste nella sopraelevazione per circa 1 mt di altezza fuori sagoma: tale indicazione approssimativa, anche alla luce dei sopralluoghi effettuati dai tecnici comunali, appare assolutamente inidonea al contenuto tecnico dell'ordinanza stessa;

i. il non poter adempiere all'ordinanza emessa, per tutte le motivazioni sopra esposte, rende la stessa ordinanza nulla e inapplicabile a tutti gli effetti di legge (cfr. art. 1418 c.c. - art. 156 c.p.c.);

l. nelle more dell'ordinanza, il dirigente Andrea Mari, architetto, non cita in alcun punto, quindi deliberatamente omette, che l'edificio de quo è realizzato con le caratteristiche della bio-edilizia, è eco-sostenibile, auto-produce l'energia che gli necessita mediante i pannelli fotovoltaici installati sul coperto e i pannelli solari, non riconosce la classe A+ dell'edificio, non applica gli incentivi premiali previsti dalle norme nazionali, regionali e comunali, e disconosce l'evidente l'interesse pubblico dell'edificio stesso (interesse pubblico dato dai pannelli fotovoltaici, per l'energia in eccesso immessa in rete, e dalla classe energetica A+, per le basse emissioni di CO2, il tutto a beneficio del Piano Energetico Comunale);

m. in riferimento alle asserzioni contenute nell'ordinanza relative al mancato rispetto delle distanze inerenti l'ampliamento realizzato, il sottoscritto si è premunito di parere professionale di altro tecnico, allegato in copia alla presente, che conferma la tesi sostenuta dal sottoscritto (tesi già avvallata dalla stessa AUSL di San Lazzaro nel rilascio del parere favorevole che ho richiesto), e cioè che le distanze vanno misurate in orizzontale, alla quota dell'ampliamento realizzato e nelle facciate che si fronteggiano;

n. per quanto concerne la mancanza di un idoneo titolo, accusa sostenuta sempre dal dirigente, nell'ordinanza si rileva come sia stata utilizzata una denuncia di inizio attività come primo titolo edilizio, su esplicita indicazione del tecnico comunale che ha vistato il progetto prima della sua presentazione al protocollo, e sempre una medesima denuncia di inizio attività anche per la variante in corso d'opera, anche in questo caso dietro precisa indicazione del tecnico comunale che, pure in questo caso, ha vistato detta variante prima del deposito al protocollo: se vi fossero state incongruenze o problematiche (o addirittura incompatibilità così palesi come quelle sollevate dal dirigente), non avrebbe dovuto il tecnico farlo notare al sottoscritto e non vistare la pratica?

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