lunedì 2 gennaio 2012

Può capitare che...

Ci sono cose che quando succedono ti senti morire dentro, perché hai lanciato tutto te stesso dentro quel progetto, perché ci credi in ogni fibra del tuo essere, perché non e' colpa tua, ma la vergogna che provi e' enorme, come se fossi stata tu, con il tuo vantarti di una cosa bella, e averla pubblicizzata e valorizzata, ad averla fatta succedere. Ed e' la stessa sensazione che provano anche quelli vicini a te, che ti dicono "non dire nulla, stai zitta!" e invece no, dovrei stare zitta se fossi la responsabile di quello che mi succede,e forse non starei zitta nemmeno in quel caso, oppure se mi vergognassi e non potessi risolvere la situazione. Ma io non ho colpa alcuna di quello che e' successo, ed e' successa una cosa che poteva finire in tragedia e invece siamo stati fortunati, e chi ne ha la responsabilità pagherà, oh, se pagherà. Allora succede che un bel mattino dopo Natale tu, tuo marito e il piccolo Matteo siate in viaggio per raggiungere Rimini e per festeggiare insieme a tua sorella e ai tuoi genitori (e a Pietro già a Rimini) il Natale. E succede che a metà mattina vi raggiunga una telefonata TERRIBILE da parte del vicino di casa che vi annuncia, urlando, che il vostro tetto sta andando a fuoco. E la tua vita si ferma. Tuo marito riparte per San Lazzaro a tutta velocità, e tu rimani li' a Rimini, in mezzo alla strada, piena di pacchi e di ansia e con un bimbo per mano che non ha capito nulla, per fortuna. E quella che poteva essere una bella giornata, magari con i soliti e normali e routinanti scazzi natalizi, si trasforma in un INCUBO e ti blocchi con la mente, perché il pensiero e' troppo doloroso e non ce la fai a vedere quello che potrebbe essere nella tua mente. Semplicemente stacchi la spina. E ti ritrovi a costruire un aereo di lego con Matteo e a cantare con Pietro i canti di Natale e dentro di te metti a tacere le voci. E ogni tanto chiami tuo marito e riporti ai parenti quello che ti e' stato detto, che il tetto e' andato in fumo a causa di una coibentazione non adatta alla canna fumaria (e il fatto che a metterla su sia stato un professionista con tanto di certificazione finale dei lavori e rendersi conto che la gente che non sa fare bene il proprio mestiere e' tanta, fa IMBESTIALIRE) che pero' pare non aver intaccato la struttura portante del tetto, che PER FORTUNA il tetto e' in legno, e la coibentazione del tetto e' in legno, altrimenti non si sarebbe salvato nulla. E poi il marito torna a dormire a Rimini, ed e' sotto shock, e tu pure e non dormi e ti rigiri nel letto. E la mattina dopo all'alba parti verso San Lazzaro e ti accorgi che tutto il tuo essere combatte perché vorresti scappare e devi affrontare la realtà. E la realtà alla fine non e' così brutta.  Alla fine entri in una casa sporca e piena di fango ma non rovinata, e non scoperchiata e quando sei dentro sei confusa e non capisci da che parte girarti. E poi arrivano gli AMICI, che non hanno mai mollato Lorenzo il giorno prima, che si metto carponi e tolgono l'acqua, sollevano mobili, puliscono e ti fanno ridere. Si, perché finche' non ridi il cervello non si muove. E allora va meglio, e va peggio. E quando ti ritrovi nella camera di Matteo a togliere i vetri dalla finestra dalla quale sono entrati i vigili del fuoco e capisci il PERICOLO che hanno corso i tuoi bambini crolli, finalmente. E ti metti a piangere a singhiozzi e hai una crisi di panico, si quella che non provavi da quando avevi 15 anni e ti avevano buttato giù da una barca. Poi la tua parte razionale e adulta ha in fretta la meglio, e pulire in fondo e' un buon modo per reagire. E quando la casa e' di nuovo tutta pulita allora stai meglio. Allora puoi di nuovo pensare che si può andare avanti di nuovo. Dovremo affrontare ancora disagi, la canna fumaria, l'impianto di ventilazione, un tubo dell'acqua sono da sostituire, e dunque avremo ancora operai in casa, un bagno funzionante su quattro, ma ce la possiamo fare. La casa e' viva, e' solo rotta, come un bambino ammalato che si sta riprendendo, ma ha retto al fuoco, all'acqua, ha retto e io ne sono orgogliosissima ed e' come un altro figlio, da coccolare e da amare. Angela Catrani

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