domenica 15 gennaio 2012

Intervista firmata


Abbiamo chiesto ad un amico di spiegarci le annose vicende dell'Azzonamento nr. 9 e in particolare la questione delle cosiddette "Case Gialle": ha chiesto di mantenere l'anonimato, essendoci in corso denunce penali che vedono coinvolto il Primo Cittadino.


Ci spiega il meccanismo dei contratti di appalto in alcune Convenzioni Urbanistiche stipulate tra soggetti attuatori e Comune e se ciò è stato disvelato dalle indagini?

Si sa che le Convenzioni Urbanistiche regolano le modalità costruttive e i costi di particolari operazioni di edilizia residenziale pubblica rivolte a ceti deboli, quindi teoricamente approntate per scongiurare forme speculative. Il meccanismo che produce il calcolo del PICA (prezzo iniziale cessione alloggi) è di stretta competenza del Comune. Il calcolo avviene attraverso la somma di alcuni dati ricavati dai costi dell'area, dalla superficie di progetto e dagli importi indicati sul contratto di appalto, che diventa parte integrante della Convenzione. Modificare dolosamente questi parametri altera il costo degli immobili, giungendo agli acquirenti fortemente modificato.

Questo in generale, e nel caso dell'Azzonamento nr. 9 cosa succede?
 
Succede che in sede d'indagine penale si scopre che il Contratto di appalto depositato nella Convenzione Urbanistica, e che di fatto genera il PICA di quelle case, è privo di riscontro fatturativo e contabile, ma annota un timbro di copia conforme all'originale. Ahimè, gli inquirenti scoprono, presso gli uffici del soggetto attuatore e del committente, due copie di contratto di appalto identiche - e per i medesimi lavori "convenzionati" - inferiori di ben 400 milioni di vecchie lire rispetto al Contratto depositato in Convenzione.

Dunque in Convenzione vi era un contratto che potremmo definire "finto e maggiorato", utile unicamente per gonfiare i prezzi?
 
Esattamente. In Convenzione vi era un contratto gonfiato di 400 milioni di vecchie lire per accrescere il costo finale degli immobili e il PICA. Il contratto fatturato e contabilmente valido era di ben 400 milioni inferiore rispetto alla copia "identica e conforme" depositata in Convenzione ed era custodito dai soggetti attuatori. Il dato che la copia depositata ufficialmente preso il Comune fosse qualificata come "copia conforme all'originale" da la misura esatta di ciò che accadde. 

E il Comune?
 
Il Comune fu reso edotto di ciò che era stato scoperto, pervennero le sentenze del Gip che accertava il fatto, ma lo dichiarava prescritto, pervennero al Sindaco istanze volte all'annullamento di un atto gravemente lesivo dell'interesse pubblico. E aggiungo, il cui annullamento in autotutela prevedeva l'applicazione contrattuale di penali al soggetto attuatore.

E invece?

Una lunga campagna di disinformazione e di odio verso chi aveva denunciato questo sistema illecito e impunito e una lunga attività di rassicurazione e negazionismo, smentita pero' dai fatti.

Cosa accadde nell'azzonamento nr. 9?

Abusivismo edilizio in forme insanabili, vani tecnici trasformati in abitazioni di lusso e commercializzati con lauti guadagni. Immaginate un quartiere sovvenzionato da fondi pubblici, gravato da abusi edilizi insanabili, sanato illecitamente e senza alcuna sospensione dei lavori, dotato di due tipi di indici edificatori: uno cartaceo rispettoso dei patti e di un piano particolareggiato e un altro di fatto differente, abusivo. Ad aggravare il quadro le sovvenzioni pubbliche e i benefici fiscali. 
 
E gli abusi?
 
La procura ha valutato come non rilasciabili quelle concessioni in variante, addirittura fuorilegge le modifiche della Convenzione operate da un semplice funzionario, attraverso il rilascio di una concessione edilizia, e - dulcis in fundo - illegittime le stesse sanatorie rilasciate per sanare gli abusi. Il tutto è considerato in aperta violazione della legge 457/77. Gli stessi finanziamenti pubblici vengono annotati in atti ufficiali come "da decadere" per la totale incompatibilità con le norme di legge. 

Vuole dire che era tutto illecito?
 
Confermo. Era tutto illecito. Falsi gli atti catastali, i progetti, l'intera convenzione, le sanatorie rilasciate; addirittura i lavori, nelle perizie, vengono considerati antecedenti alle richieste autorizzative. Il Collaudo statico stesso è il prodotto di un falso, in quanto si collaudò un edificio (anzi più edifici) sulla base di un progetto che prevedeva un piano in meno.
Gli abusi vennero addirittura accatastati, le case consegnate con una variante in corso d'opera su un edificio addirittura finito e abitato; abbiamo carte dell'Agenzia del Territorio addirittura alterate in quella sede per conformarle agli atti depositati in Comune dopo la scoperta degli abusi. Da chi? Gli interessati dissero che nessuno sapeva chi poteva essere stato. Esistono agli atti della Procura documenti a dir poco imbarazzanti e una denuncia a riguardo di ben 400 pagine che dipinge un sistema. Se qualcuno non ha voluto vederli ce lo diranno organismi superiori.

Che abusi sono stati realizzati?
 
Per vendere quelle case sono state modificate le volumetrie, innalzate le falde e fatte rientrare, secondo ciò che attestò il comune nel rilascio di sanatorie, in una tolleranza costruttiva del 2%. I dati sono smentiti dalle indagini, che annotano lo sforamento del 5%. E' illegittima dunque anche la sanatoria. Nei palazzi attigui si fece ricorso ai condoni. Un quartiere realizzato tra il '99 e il 2000, sanato e condonato nel 2004, per identici motivi, deve far riflettere.

E i rogiti? I notai solitamente fanno controlli scrupolosi...
 
Nei rogiti si parla di immobili su due livelli con vani accessori costituiti solo da cantine. Chi venderà domani quelle case, sovvenzionate da fondi pubblici, commercializzerà circa 200 mq di superficie utile posti su due livelli e raccordati da scale fisse, dotazioni di lusso, impianti tecnici, "jacuzzi", bagni e parquet. Queste sono quindi le "lavanderie - deposito" dell'Azzonamento nr. 9. Se si pensa che la Regione ha finanziato tutt'altra cosa vengono i brividi. Solo qualche mese orsono un Consigliere comunale ha denunciato come in quello stesso Azzonamento si commercializzassero a prezzi da favola lavanderie mutate in abitazioni di lusso. Il Comune ha contestato l'ennesimo abuso. E' tanto, se si considera la pervicace posizione di chi ha negato cio' che accadeva per anni. 

Chi ha pagato per questa sequela mostruosa di illeciti?
 
Nessuno. Solo le nostre famiglie, qualcuna addirittura esposta a forme di ingerenza e discredito, spesso da parte di un pubblico amministratore, direttamente presso il posto di lavoro.
 
Vuole dire che qualcuno ha avviato una forma di pressione sulle vostre famiglie?
 
Vorrei poter dire di no. Questo imbroglio non poteva dichiararsi né denunciarsi, poiché è caratterizzato da una catena di responsabilità. Allora meglio colpire chi alza troppo la voce. Difficile sostenere impunemente che cooperative di importanti organismi di centrali della mutualità siano autrici di illeciti e abusi edilizi. E che si sia fatto poco per evitare una speculazione. Annullare oggi una Convenzione, direi falsata, avrebbe ricadute d'immagine pesantissime. Pertanto meglio rischiare un danno erariale che esporsi a tutela dell'interesse pubblico. 
 
Un ultima cosa: ma la Regione e la Provincia hanno avallato queste operazioni urbanistiche?
 
La Regione segnalò, con lettera agli atti della Procura, che la Convenzione si reggeva su una profonda incongruenza: gli immobili la cui costruzione era stata autorizzata dal Comune su due livelli sforavano i parametri dell'edilizia convenzionata. Addirittura emerse che il Comune aveva autorizzato un non avente diritto, rilasciando regolare certificazione, al beneficio di fondi pubblici. Non aveva i titoli, il soggetto interessato, perché superava i requisiti di reddito. 
 
Chi era il beneficiario?
 
Era un militare della Guardia di Finanza, impiegato presso la Procura e presso un importante magistrato. Il militare ha conservato la casa, privo di requisiti, e restituito i fondi pubblici. 
 
E la Provincia? 

Agli atti vi è un parere bomba di un noto amministrativista incaricato dalla Provincia che ribadisce l'incompatibilità tra quelle realizzazioni e l'edilizia residenziale pubblica ... ma tutto tacque.
 
E le indagini?

Le indagini hanno "previsto" che copia delle denunce dei cittadini venissero inviate a mezzo posta all'Ente stesso, che le valutava, leggeva e replicava al mittente. In pratica i soggetti denunciati ne avevano contezza ricevendo per posta carte riservate, questo durante la delicatissima fase dell'indagine preliminare. Si tratta di un reato senza precedenti.

Che idea si è fatto?
 
L'idea di ciò che accadde, e che ho riassunto tralasciando molti episodi chiave, non ultimo l'aderenza di molti soggetti a organismi occulti, è che vi fossero - e vi siano tuttora - aree inesplorabili e destinate ad essere integralmente preservate da uno scandalo. Mi fermo qua, perché pendono procedimenti penali che molto presto sveleranno la sostanza di un sistema che qualcuno ha garantito sulla pelle dei cittadini.

Si sente di poter smentire il Sindaco su tali vicende? Ha sempre sostenuto, anche recentemente, che tutto fosse a posto...

Ci penserà chi di competenza. Non mi pare che nessuno abbia ritenuto di non muovere rilievi, come sostiene qualcuno, perché le carte dicono altro. Poi certamente è chiaro che se si domanda all'oste se ha del buon vino e gli si inviano atti processuali a mezzo posta non credo siano possibili dei risultati se non quelli di annullare le indagini. 
 
Ha pensato di scrivere un libro su tutto questo?

Il libro è in stesura. C'è già un editore. Penso che presto ne sentiremo parlare. Ovviamente se non ci accade nulla, se rimaniamo incolumi e conserviamo il nostro posto di lavoro, un po come nei contesti di malaffare di altre latitudini. Sa com'è ....


Qui finisce l'intervista: lascia senza parole, ma con un senso di angoscia che stenta a passare...
Confidiamo che nulla accada al nostro amico, per poter vedere presto alla luce il suo libro; ci piacerebbe poi che arrivassero integrazioni e chiarimenti anche da parte di altri "informati sui fatti", vedremo se la speranza è ben riposta.

Per dovere di cronaca riportiamo il link ove si può leggere integralmente l'interpellanza fatta nell'aprile 2011 alla Camera dei Deputati dagli onorevoli Enzo Raisi e Benedetto Della Vedova:

Lorenzo Bolognini

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