mercoledì 28 novembre 2012

Sosteniamo "Vivere a San Lazzaro"

La rivista “Vivere a San Lazzaro”, che tutti noi riceviamo gratuitamente in buchetta e che ci aggiorna regolarmente sulla vita della nostra città, affrontando spesso temi taciuti dalla stampa locale, rischia di dover chiudere. La crisi economica ha infatti portato a un calo del numero di inserzioni, unica fonte di guadagno della rivista.
 
Il direttore ed editore Gianni Marchesini ha quindi lanciato, in occasione di un interessante incontro sulla libertà di stampa avvenuto sabato scorso, un appello chiedendo di sostenerlo con un contributo-abbonamento. In cambio i sostenitori riceveranno direttamente per posta la rivista (oppure in pdf via mail), quindi con la certezza della consegna; è in progetto poi un libro sui dieci anni della rivista, a cui Gianni sta lavorando, e una tessera di sconto da utilizzare nei negozi che si fanno pubblicità sulla rivista stessa.
 
Da quando è nata nel 2002 “Vivere” è sempre stata attenta alle problematiche della nostra città e ha dato voce a tutti coloro che non riuscivano a farsi sentire sulla stampa “ufficiale” o dalle nostre Amministrazioni, dedicando ampi spazi anche alle questioni scolastiche. Penso sia giunto il momento di dare qualcosa in cambio per l’impagabile servizio che Gianni a svolto per la nostra comunità ed è per questo che mi permetto di sollecitarvi affinchè anche voi diate adesione. 

La scheda di pre-adesione come sostenitori della rivista la potete scaricare qui.

Fate girare, grazie!

martedì 27 novembre 2012

Facciamo il funerale al passante nord

Legambiente ha organizzato per venerdì 30 novembre prossimo un'iniziativa contro il Passante Nord, meglio illustrata in questo volantino.

Il ritrovo è a Bologna in piazza Nettuno alle ore 17, per poi sfilare simulando un corteo funebre fino alla Palazzo della Provincia in via Zamboni, dove si terrà una breve veglia funebre.

Per informazioni sul progetto del Passante autostradale nord e sulle sue caratteristiche potete visitare il sito www.legambientemedicina.it.

Invitiamo tutti, singoli cittadini e associazioni, ad aderire e partecipare con proprio materiale promozionale (bandiere, ecc...) ed a diffondere ai propri contatti l'allegato volantino.

Il Comitato cittadino per la difesa del territorio e del paesaggio, riferimento locale del Forum nazionale dei movimenti di difesa del territorio appoggia in toto questa iniziativa.

giovedì 15 novembre 2012

Assemblea di "Vivere a San Lazzaro"

Riportiamo una mail appena ricevuta da Gianni Marchesini, giornalista, editore e proprietario della rivista "Vivere a San Lazzaro".

Carissimi,
il convegno/dibattito dedicato ai temi dell’informazione e al futuro della rivista che abbiamo annunciato nel numero 4 di Vivere a San Lazzaro, dal titolo 

Il diritto a una informazione libera
e il caso di “Vivere a San Lazzaro”


si svolgerà sabato 24 novembre 2012 alle ore 14,30
presso la Sala Bianca del Circolo Arci San Lazzaro, in via Bellaria 7

So che apprezzate il nostro lavoro, e vi ringrazio per averlo sostenuto con passione in tutti questi anni.
Oggi, nel momento più difficile per la rivista, conto su di voi per promuovere al massimo l’iniziativa presso tutti i vostri amici e conoscenti, affinchè la riunione risulti molto partecipata e proficua: dovremo decidere insieme cosa fare per dare un futuro a “Vivere” e rilanciare la pubblicazione per renderla sempre più utile ai cittadini di San Lazzaro.
In occasione del dibattito presenteremo diverse idee sulle quali ragionare per scegliere le migliori.
A questo punto spetta ai cittadini muoversi in prima persona per auto-garantirsi una informazione onesta, non asservita e realizzata con la passione di chi ama da sempre questo territorio.
A testimoniare l’importanza dei temi al centro di questa nostra iniziativa, parteciperanno al dibattito personaggi importanti del giornalismo.
Anche per questo vi ringrazio per l’aiuto che vorrete darci e sono a vostra disposizione per qualunque chiarimento. 

Gianni Marchesini Editore
Via Emilia, 374
40068 San Lazzaro di Savena (Bologna)
E-mail: info@giannimarchesinieditore.it

martedì 9 ottobre 2012

Il Comune contro la Eco-Casa - Ultimo Atto

Siamo arrivati all'ultimo atto del romanzo kafkiano di cui facciamo parte ormai da anni.

Abbiamo atteso a lungo prima di aggiornarvi su quello che ci sta accadendo, perchè la situazione attuale è particolarmente critica, ma questa volta per il Comune!

In giugno, e più precisamente il giorno 8 alle sette e tre quarti del mattino, due Vigili Urbani della Polizia Municipale di San Lazzaro di Savena ci hanno notificato un'Ordinanza Comunale, la n. 211/2012, nella quale il dirigente Andrea Mari ci ingiunge di...non fare nulla!

Proprio così: quello che dovremmo fare per metterci a norma, secondo il contenuto dell'ordinanza stessa, è "...effettuare la demolizione della porzione di fabbricato che eccede la sagoma di progetto rappresentata..." nella variante: non essendovi nulla al di sopra o difforme o in eccedenza rispetto allo stato di progetto che richiama il dirigente, possiamo ritenere la nostra Eco-Casa libera da ogni ingiunzione comunale.

Trovate copia dell'Ordinanza cliccando qui.

Ovviamente immaginiamo che una semplice lettura della stessa ordinanza possa lasciare qualche perplessità, o qualche dubbio, anche per i numerosi termini tecnici e i riferimenti che vengono fatti.

E ci immaginiamo pure che, molto probabilmente, anche chi ha redatto e inoltrato l'ordinanza non abbia potuto o voluto approfondire molti dei temi che - viceversa - andavano toccati, proprio nelle more dell'ordinanza stessa.

Per questi motivi, il 5 ottobre scorso (prima che decadessero i termini dei 120 giorni indicati nell'ordinanza) ho depositato una memoria contenente numerose e puntuali osservazioni, basate su fatti documentali e non su opinioni personali, in relazione all'Ordinanza Comunale n. 211/2012.

Potete scaricare copia delle osservazioni depositate cliccando qui.

*   *   *

Riassumo brevemente le motivazioni per cui l'Ordinanza Comunale n. 211/2012 è priva di ogni efficacia, estratte dalle Conclusioni delle osservazioni depositate:

a. tutte le contestazioni mosse dal dirigente Andrea Mari, architetto, nei confronti del sottoscritto si basano unicamente su un ordine di non effettuare il previsto intervento, notificato successivamente alla legittima realizzazione delle opere progettate, quindi di fatto nullo;

b. sempre il dirigente non considera l'intervento nella casistica della ristrutturazione edilizia, ma nella nuova costruzione, così facendo non tiene conto delle norme comunali - così come scritte tuttora - che non consentono la nuova costruzione in questa zona (se anche vi fossero incompatibilità tra le norme comunali e quelle nazionali o regionali, di certo non può essere il cittadino a farne le spese);

c. la denuncia di inizio attività presentata per l'intervento in variante ad oggi non risulta annullata da alcun atto dirigenziale e/o comunale;

d. le tempistiche di attesa (30 giorni dopo il deposito) prima di iniziare i lavori sono state rispettate in entrambe le denunce di inizio attività e la richiesta di integrazione è giunta al sottoscritto dopo lo spirare di detto termine (ciò nonostante si è provveduto a integrare correttamente il tutto);

e. il non poter adempiere all'ordine emesso nella prima ordinanza rende lo stesso ordine nullo ab origine a tutti gli effetti di legge;

f. nelle more dell'ordinanza, il dirigente Andrea Mari, architetto, non cita in alcun punto, quindi deliberatamente omette, che entrambe le D.I.A. sono state correttamente vistate dall'ufficio tecnico per controllo e verifica prima del rispettivo deposito al protocollo;

g. l'ordinanza intima al sottoscritto di "...effettuare la demolizione della porzione di fabbricato che eccede la sagoma di progetto rappresentata nella denuncia di inizio attività..." presentata per la variante: poiché non vi è nulla che eccede la sagoma di progetto citata, in quanto la costruzione realizzata rispecchia fedelmente la citata variante, il sottoscritto non può adempiere all'ordinanza de quo, o meglio ancora, vi ha già adempiuto, proprio mantenendo la costruzione così come si trova nello stato attuale;

h. nelle considerazioni contenute nell'ordinanza, il dirigente indica che l'intervento consiste nella sopraelevazione per circa 1 mt di altezza fuori sagoma: tale indicazione approssimativa, anche alla luce dei sopralluoghi effettuati dai tecnici comunali, appare assolutamente inidonea al contenuto tecnico dell'ordinanza stessa;

i. il non poter adempiere all'ordinanza emessa, per tutte le motivazioni sopra esposte, rende la stessa ordinanza nulla e inapplicabile a tutti gli effetti di legge (cfr. art. 1418 c.c. - art. 156 c.p.c.);

l. nelle more dell'ordinanza, il dirigente Andrea Mari, architetto, non cita in alcun punto, quindi deliberatamente omette, che l'edificio de quo è realizzato con le caratteristiche della bio-edilizia, è eco-sostenibile, auto-produce l'energia che gli necessita mediante i pannelli fotovoltaici installati sul coperto e i pannelli solari, non riconosce la classe A+ dell'edificio, non applica gli incentivi premiali previsti dalle norme nazionali, regionali e comunali, e disconosce l'evidente l'interesse pubblico dell'edificio stesso (interesse pubblico dato dai pannelli fotovoltaici, per l'energia in eccesso immessa in rete, e dalla classe energetica A+, per le basse emissioni di CO2, il tutto a beneficio del Piano Energetico Comunale);

m. in riferimento alle asserzioni contenute nell'ordinanza relative al mancato rispetto delle distanze inerenti l'ampliamento realizzato, il sottoscritto si è premunito di parere professionale di altro tecnico, allegato in copia alla presente, che conferma la tesi sostenuta dal sottoscritto (tesi già avvallata dalla stessa AUSL di San Lazzaro nel rilascio del parere favorevole che ho richiesto), e cioè che le distanze vanno misurate in orizzontale, alla quota dell'ampliamento realizzato e nelle facciate che si fronteggiano;

n. per quanto concerne la mancanza di un idoneo titolo, accusa sostenuta sempre dal dirigente, nell'ordinanza si rileva come sia stata utilizzata una denuncia di inizio attività come primo titolo edilizio, su esplicita indicazione del tecnico comunale che ha vistato il progetto prima della sua presentazione al protocollo, e sempre una medesima denuncia di inizio attività anche per la variante in corso d'opera, anche in questo caso dietro precisa indicazione del tecnico comunale che, pure in questo caso, ha vistato detta variante prima del deposito al protocollo: se vi fossero state incongruenze o problematiche (o addirittura incompatibilità così palesi come quelle sollevate dal dirigente), non avrebbe dovuto il tecnico farlo notare al sottoscritto e non vistare la pratica?

venerdì 28 settembre 2012

Scelte etiche e responsabili


Abbiamo deciso di affermare la nostra identità ecologica con scelte eticamente responsabili anche per la fornitura di corrente elettrica e di provider internet e servizi di telefonia: vogliamo condividere con voi le nostre scelte!

Per la fornitura della corrente elettrica perché rimanere con Enel quando si può passare a Trenta?



Ci siamo decisi e abbiamo fatto il passo, ora anche noi - sia la Eco-Casa che lo Studio Tecnico Bolognini - siamo con Trenta!


Trenta è la società di vendita di gas naturale, energia elettrica e servizi aggiuntivi in grado di offrire una gamma completa di soluzioni per la Casa, per le Famiglie, per le Piccole Medie Imprese, per il Condominio, gli Albergatori, gli Artigiani i professionisti e l’Industria. Nata come società commerciale del Gruppo Dolomiti Energia, si è dedicata all’attività di vendita non solo per il gas naturale ma anche per l’energia elettrica, interamente prodotta da fonti naturali e rinnovabili: Trenta può avvalersi oggi di una certificazione ambientale, riconosciuta a livello internazionale, che garantisce la sostenibilità dell’energia a marchio “100% Energia Pulita Trenta”.

Trenta è attenta anche ad altro, per cui è possibile aderire a convenzioni particolari (promosse anche dal GasBO, Gruppo di Acquisto Solidale di Bologna) come quella di CO-Energia:



L’associazione CO-Energia è nata per avviare progetti di economia solidale che puntano ad una responsabilizzazione etica, dal basso, dell’economia.
Si propone di promuovere e coordinare progetti, proposte ed accordi collettivi su importanti filiere (es. acqua, energia, tessile, telefonia, …) il cui livello di complessità richiede grandi numeri e competenze.

Tutte le operazioni relative alle diverse forniture sono possibili comodamente da casa tramite una telefonata al Call Center di Trenta che risponde al numero verde gratuito:

800-990078
con il seguente orario:
lunedì - giovedì: dalle 8.00 alle 20.00
venerdì: dalle 8.00 alle 14.00

oppure direttamente sul sito: www.trenta.it

Non ci siamo limitati a questo, dopo qualche ricerca abbiamo trovato il fornitore di servizi telefonia e internet che fa al caso nostro: Livecom!


LIVECOM Onlus è il primo operatore telefonico non profit italiano. E' una cooperativa sociale di tipo B in cui i professionisti affiancano giovani in difficoltà attraverso percorsi di inserimento lavorativo. Livecom rappresenta un’alternativa etica, sostenibile e professionale nel campo delle telecomunicazioni.

Potete trovare tutte le offerte sul sito: www.livecom.coop

oppure telefonare al numero 049.8876481 in orario d'ufficio

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Nota bene: questo non è un post pubblicitario, sia il Comitato per la difesa del territorio e del paesaggio che lo Studio Tecnico Bolognini non percepiscono alcuna provvigione per quanto pubblicato.

venerdì 21 settembre 2012

Salviamo un pezzo di storia

L'ex centro trasmittente di Budrio, voluto da Guglielmo Marconi e a lui intitolato, rischia di sparire per sempre.

A Bologna la prima Broadcasting ad onda media, progettata e curata personalmente dall'Inventore della Radio, fu inaugurata il 9 Agosto del lontano 1936. All'interno vi erano trasmettitori contruiti dalla Marconi di Genova.

Il centro doveva diventare un Centro di studi e di scienze, in special modo nel campo della radio: lo avevano perorato il prof. Quirino Majorana, il prof. Giuseppe Sartori, l'ing. Aldo Righi e il comm. Bruno Cavalieri Ducati.

Il Comune di Bologna aveva assicurato che sarebbe stato sempre in prima fila perché l'alta, nobilissima iniziativa divenisse realtà.

Nel nuovo piano di Montreux del 1939 il nuovo Centro Trasmittente era classificato col nome di RADIO MARCONI, specificando che "...la moderna stazione della potenza di 50 kW trasmetteva nei pressi della città natale dell'indimenticabile Guglielmo Marconi, scomparso prematuramente il 20 luglio 1937...".

Nella palazzina principale del centro trasmittente fu collocata nel 1947 una targa marmorea che in cui si leggeva:
TRASMITTENTE GUGLIELMO MARCONI / DEDICATA NEL CINQUANTENARIO / DELLA GRANDE SCOPERTA / 1897 - 1947

A questo punto è bene precisare che il testo unico sui beni culturali (D. Lgs. n. 42/2004), all'articolo 2, recita "Sono beni culturali le cose immobili e mobili che, ai sensi degli articoli 10 e 11, presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico e le altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali testimonianze aventi valore di civiltà."

Occorre inoltre ricordare che in base alla attuale giurisprudenza, tutti gli edifici pubblici che hanno superato i 70 anni di età sono considerati vincolati anche se non compresi negli elenchi; sempre il D. Lgs. n. 42/2004 (comma 1 dell'articolo 12) prevede per tutti gli edifici pubblici con più di 70 anni una necessaria verifica di interesse storico-culturale da parte della Soprintendenza dei beni artistici ed architettonici ... cosa che nel caso del centro trasmittente di Budrio non era stata fatta...e viene fatta ora!

I 120 giorni utili per la chiusura del procedimento e la formalizzazione della dichiarazione di interesse decorrono di norma dal giorno di ricevimento della raccomandata della Soprintendenza B.A.P con la quale è stato formalmente comunicato l'avvio del procedimento.

In questo caso la Soprintendenza ha però inviato alla proprietà la stessa nota raccomandata del 02/08/2012 anche via fax, direi lo stesso 2 agosto o al più tardi il 3, ed infatti la proprietà già il 3 agosto ha chiesto l'accesso agli atti.

Si può considerare già il 3 agosto come il primo giorno del procedimento istruttorio che si dovrebbe concludere quindi entro il 30 novembre 2012.

Va tenuto presente però che ci sono 60 giorni per la partecipazione al procedimento (quindi fino al 1 ottobre) e che di norma non si chiude mai l'istruttoria prima dei due terzi della durata complessiva, quindi non prima di fine ottobre: vedremo cosa accadrà!

Vi segnalo questo sito internet, sull'Ex Centro Trasmittente Rai ad onde medie di Budrio (Bo) voluto da Guglielmo Marconi e a lui intitolato, dove trovate moltissime informazioni aggiuntive e tante fotogafie.

http://www.radiomarconi.com/marconi/budrio.html

AGGIORNAMENTO DEL 26/09/2012

In data odierna il Comitato ha inoltrato in Sovrintendenza istanza di partecipazione al procedimento di vincolo per l'area dell'Ex Centro Trasmittente Rai ad onde medie di Budrio, vi aggiorneremo sugli sviluppi.

venerdì 1 giugno 2012

La Eco-Casa e il terremoto

La paura c'è comunque, è inutile che cerchi di nasconderti dietro un dito. Ma più che altro è uno stato ansioso teso a percepire la scossa successiva, perché ormai sai che, prima o poi, ARRIVERA'.

Poi la parte razionale di te cerca di prendere il sopravvento e quando ci riesce per un po' torni a essere sereno, a non pensare al terremoto: perché sai - e ci credi davvero! - che le strutture sono assolutamente antisismiche e non devi temere nulla!

La Eco-Casa, la nostra casa, costruita interamente in legno, per sua natura (essendo appunto in legno montata e assemblata con viti strutturali in acciaio) può resistere a lungo in caso di sisma, perché è flessibile, perché il legno e l'acciaio si piegano, ma non si spezzano.

Quando c'è stato il sisma in Abruzzo, proprio a poca distanza dall'epicentro, l'unica casa a non aver subito alcun danno è stata una eco-casa in legno, ma questa notizia è stata fatta passare in sordina.

Quello che invece è stato fatto passare per anni e decenni da sempre è che l'Emilia-Romagna non è zona sismica e che si potevano dormire sonni tranquilli; che poi non è vero nemmeno questo, visto che da Castel San Pietro Terme in giù, verso Rimini, il rischio sismico c'è sempre stato...ma là siamo in Romagna, da noi in Emilia la terra non trema...

La terra ha tremato anche qui, e senza scherzare; hanno tremato anche tutti i vari speculatori, che con queste scosse vedono andare in briciole i loro lauti incassi; hanno tremato tutti gli abitanti dei paesi colpiti nel cuore, che ora devono rimboccarsi le maniche e ricominciare da zero; non hanno tremato, ma devono cominciare a tremare anche loro, tutti i politici che per vari interessi hanno consentito che tutto questo accadesse, lasciando che - per decenni e decenni - si continuasse a costruire e ristrutturare senza considerare il rischio sismico.

Quello che è stato fatto è redigere una carta nazionale, facendo credere che dove il rischio sismico è basso non verranno terremoti...purtroppo non è così: si deve costruire sempre e comunque con strutture antisismiche, non farlo è commettere un omicidio premeditato.

Ma costa troppo...il guadagno si riduce...non possiamo permettercelo...

La mia risposta è unica: pazienza, costruite meno, ma bene, oppure, meglio ancora, non costruite affatto...RISTRUTTURATE!

Mettiamo in programma una serie di interventi, a livello comunale, regionale e nazionale, di completo rilievo di tutte le strutture esistenti, con verifica dei rischi connessi con ogni differente abitazione (sisma, alluvione, frana, eruzione...), per poi programmare, senza deroga alcuna, tutti gli interventi necessari a mettere in sicurezza il patrimonio immobiliare di tutta l'Italia.

Non serve costruire sempre e solo nuove case e nuovi capannoni, serve ristrutturare e mettere in sicurezza l'edilizia esistente, dove è concentrato il 90% della popolazione italiana.

Questo sì sarebbe un intervento politico importante, un segnale forte, una direttiva che porterebbe a migliorare tutte le case e le fabbriche a rischio, salvando innumerevoli vite umane e creando posti di lavoro sufficienti a rilanciare positivamente l'economia italiana.

Dobbiamo crederci, non è possibile che ancora oggi, con millenni di cultura, evoluzione scientifica, scoperte mediche e viaggi spaziali, si possa morire per un terremoto: chiediamolo a gran voce, vogliamo e abbiamo il diritto di poter dormire sonni sicuri!

venerdì 25 maggio 2012

Nuovo appello per il sostegno economico del ricorso legale contro la bocciatura dei referendum

Carissimi, questo è un nuovo appello lanciato dal Comitato per il referendum per sostenere economicamente quelle che sono state le spese per il ricorso legale alla magistratura contro la bocciatura dei referendum popolari che chiedevano ai cittadini cosa pensano della nuova espansione edilizia a San Lazzaro di oltre 1000 nuove case.

Nel mese di luglio 2011 il Comitato per il referendum aveva presentato, contro la nuova espansione edilizia di San Lazzaro (oltre 1000 nuove case), approvata poi nel mese di Dicembre, quattro richieste di referendum popolari, perché i cittadini potessero esprimersi su questa scelta, a nostro avviso scellerata e priva di qualsiasi utilità per la comunità.

Ogni comune deve, all'inizio di ogni mandato, nominare una "commissione di garanti" preposta a valutare le proposte di referendum, ma il nostro comune era inadempiente e non lo aveva fatto.

Questo ci ha fatto perdere oltre due mesi.

Nel mese di Novembre la neo-nominata commissione di garanti (due su tre scelti dagli stessi proponenti il piano di espansione edilizia, la maggioranza PD guidata dal sindaco Macciantelli) si è espressa con due voti sfavorevoli ed uno favorevole: il commissario favorevole, l'unico nominato "esterno" dall'Ordine degli Avvocati, al contrario degli altri due, ha però dettagliato estesamente le motivazioni per cui il suo voto era difforme dai suoi colleghi.

Abbiamo a questo punto fatto un ricorso d'urgenza alla magistratura, chiedendo la sospensiva del procedimento di approvazione del POC (il Piano Operativo Comunale), ma purtroppo i tempi stretti non hanno permesso al magistrato di esprimersi in tempo.

Frattanto, il sindaco Macciantelli e la sua maggioranza in consiglio comunale, benché sollecitati vigorosamente a sospendere per alcune settimane l'iter di approvazione, in attesa del giudizio della magistratura sull'ammissibilità dei referendum - dopo una clamorosa fiaccolata che ha raccolto centinaia di cittadini - ha ritenuto di non tener in alcun conto tale richiesta ed ha approvato nell'ultima seduta del consiglio comunale di Dicembre il citato POC.

Martedì 10 Gennaio 2012 il magistrato che aveva in carico il ricorso ha effettuato la valutazione sulle motivazioni per accogliere il ricorso e purtroppo lo ha respinto, non perchè non fosse ammissibile, ma perchè ormai i tempi erano maturati e il POC approvato e pubblicato nel BUR, con addebito di tutte le spese a carico del Comitato per il referendum.

Il sindaco ha ignorato la legittima richiesta di espressione della volontà popolare, nella migliore tradizione della casta partitica: il maggiore interessato a richiedere tale parere popolare su un tema così importante e controverso sarebbe dovuto essere lui stesso, purtroppo così non è stato e questo prevaricatorio atteggiamento noi potrà che avere nuove ricadute anche sul consenso della maggioranza.

Ora che il magistrato ha espresso il suo parere e addebitato le spese alla parte soccombente vi chiediamo, se pensate che quello che abbiamo fatto sia comunque giusto, se credete che potersi esprimere sulla gestione del territorio in cui viviamo, difendere il terreno agricolo e non costruire più nel nostro comune sia un diritto di noi cittadini, di sostenerci e di farlo anche economicamente per le spese legali di cui ci siamo fatti carico (renderemo sempre pubbliche e trasparenti le gestioni economiche del Comitato).

Se credete di voler contribuire potete effettuare un bonifico sul conto corrente del Comitato cittadino per la difesa del territorio e del paesaggio, che da sempre ha appoggiato questa iniziativa (il codice IBAN lo trovate qui a fianco, sempre visibile).

Un caro saluto a tutti,
Lorenzo Bolognini

giovedì 10 maggio 2012

La Eco-Casa e il Comune: breve riassunto delle puntate precedenti, come stiamo procedendo e cosa ancora si può fare

Mi è stato chiesto di dare informazioni su come sta procedendo la questione.
Per farlo ho fatto anche qualcosa di più, ho scritto un riassunto di tutta la vicenda, così da chiarire la situazione.
Lo stesso testo è stato caricato in una nota nella mia pagina Facebook, che potete condividere.
Vi ringrazio per il sostegno dimostrato, andiamo avanti.
A presto,
LB
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Cominciamo con un piccolo riassunto di come siamo arrivati sino ad oggi, per capire meglio gli sviluppi di quello che sta accadendo ora.

Nel 2010 mi sono aggiudicato (tramite asta del Tribunale di Bologna) un immobile vecchio e decrepito, nel Comune di San Lazzaro di Savena, a due passi dalla città, ma già immerso in campagna.

Ci è voluto più di un anno per ottenere dal Comune la cancellazione del "vincolo di storicità"sull'immobile, vincolo che fin dall'inizio non ci doveva essere, messo per errore dal Comune, ma un errore che per poter essere cancellato mi ha costretto a fare i salti mortali, compreso segnalare all'Amministrazione che la sede del PD locale risiedeva in un immobile platealmente storicA presto,o (l'ex-dazio comunale, addirittura magnificato nella rivista dello stesso PD) ... sbadatamente privo del "vincolo di storicità"!

Durante questo anno di "attente ricerche storiche" ho recuperato tempo dialogando costantemente con l'ufficio tecnico del Comune, facendo visionare il progetto che volevo realizzare, accettando consigli e suggerimenti, ma soprattutto venendo a sapere che, grazie alla cancellazione del vincolo, era possibile ottenere un "incentivo premiale", vale a dire un bonus che viene dato nel caso si demolisca un fabbricato e lo si riedifichi in classe energetica A.

A questo punto ho steso la versione definitiva del progetto, ampliamento compreso, ho concordato per l'ultima volta le procedure da seguire, ho depositato tutte le documentazioni richieste (sempre vistate dal tecnico  prima di depositarle) e atteso le tempistiche di legge e poi ... finalmente via con i lavori! 

Tutto a posto?

Veramente proprio tutto no: la prima parte dei lavori (demolizione del vecchio fabbricato, scavo e realizzazione del piano interrato) procede senza alcun intoppo burocratico, poi - la settimana prima dell'arrivo della casa, già ordinata, costruita, imballata sui camion, praticamente in viaggio! - vengo nuovamente contattato dall'ufficio tecnico per integrare ulteriori documenti (cosa che farò immediatamente): in quella sede, con mezze parole, mi dicono che sarebbe meglio aspettare, vedere meglio come procedere, magari costruire senza il tetto...

Visto che non voglio fare le cose di nascosto, nè tantomeno illegalmente, decido di scrivere al Sindaco Macciantelli, al Dirigente Mari e a tutto l'ufficio tecnico, rappresentando l'accaduto e chiedendo come comportarmi: non ricevo nessuna risposta, solo il Sindaco mi scrive, rimandando tutta la responsabilità ai tecnici dell'ufficio.

Nessuna comunicazione ufficiale mi viene trasmessa, la casa arriva il martedì e il mercoledì viene completata: è stata un'emozione unica vederla nascere così in fretta, sapendo i mesi (e gli anni!) che a volte ci vogliono per le costruzioni tradizionali: dovrà essere un fiore all'occhiello di San Lazzaro (è la prima Eco-Casa con tutte queste caratteristiche!).

E invece no!

Due giorni dopo aver completato la costruzione della casa mi arriva dal Dirigente Mari del Comune l'ordine di non iniziare l'intervento previsto: ma come faccio a rispettare un ordine simile? Provo a scrivere, tento un incontro, nulla da fare, l'approccio è impossibile.

Segue un articolo dove l'Assessore Schippa dichiara pubblicamente che ho commesso un abuso edilizio, senza aver fatto alcun sopralluogo nell'immobile e senza alcuna verifica da parte dell'ufficio tecnico; poi farà seguito un sopralluogo del quale successivamente si perderà ogni traccia, un secondo sopralluogo e l'avvio del procedimento (cinque mesi dopo) atto a verificare se ho commesso o meno un abuso edilizio ... il tutto basato sull'ordine di non iniziare l'intervento previsto che mi è stato notificato a posteriori!

Solo al fine di evitare un contenzioso lungo, costoso e defatigante (anche in considerazione del fatto che l’intervento è stato effettuato dopo che l’Ufficio tecnico aveva fornito, in oltre un anno di incontri con il sottoscritto, precisi “affidamenti” sulla possibilità di effettuare l’intervento) si era concordato(dopo altrettanto innumerevoli incontri, anche alla presenza del Legale del Comune e del mio Legale), di procedere alla presentazione di un permesso di costruire in sanatoria in deroga, tramite istanza.

Non vi è dubbio che - pur non avendo le caratteristiche formali e sostanziali di una transazione - si trattava di una sorta di soluzione di “compromesso” che avrebbe consentito un corretto “bilanciamento” dei contrapposti interessi.

Confidando nella correttezza e “buona fede” dell’Amministrazione, ho perciò accettato di percorrere questa strada, presentando l’istanza e procedendo ad integrarla numerose volte, con successive memorie (compreso un parere sulla derogabilità delle distanze che è stato recentemente predisposto dall’Avv. Gualandi, su informale sollecitazione dell’Amministrazione), al fine di concordare le soluzioni progettuali che avrebbero consentito all’Amministrazione di valutare positivamente l’istanza stessa.

In modo del tutto sorprendente (e con un comportamento sicuramente di non perfetta buona fede), la Relazione tecnica predisposta dal Dirigente Mari per il Consiglio ricostruisce in modo che si ritiene distorto e parziale sia la successione cronologica dei fatti che le stesse norme concretamente applicabili.

Basti pensare che nelle memorie è più volte ricordata (e, pertanto, risulta agli atti) la numerosa giurisprudenza che ammette l’accoglimento di istanze quali quella in esame.

L’aspetto più spiacevole e sorprendente è stato però il verificare che la disponibilità che ho manifestato, al solo fine di individuare una soluzione “concordata” della incresciosa vicenda, è stata addirittura strumentalizzata, quasi che la presentazione dell’istanza equivalesse ad un assunzione di responsabilità e ad una ammissione di colpa e ciò nonostante nell’istanza si fosse ripetutamente ribadito che la presentazione della stessa non costituiva acquiescenza nei confronti di provvedimenti dell’Amministrazione che si reputavano (e si reputano tuttora) del tutto illegittimi e ingiusti.

Altrettanto sorprendenti, infondate e non condivisibili sono le considerazioni che l’Amministrazione svolge (solo ora!) sull’inapplicabilità dell’istituto del Permesso di costruire in deroga con riferimento a fattispecie quali quella in esame (e cioè istanze presentate da un privato, ma per obiettivi di interesse pubblico, come il contenimento dei consumi energetici), dato che è lo stesso art. 7 ter della Legge regionale n. 20/2000 a definire di “interesse pubblico” il contenimento dei consumi energetici e l’Amministrazione Comunale dovrebbe sapere bene che tale norma è – secondo la nostra Regione – la concreta attuazione e “traduzione” delle disposizioni del Decreto Sviluppo (D.L. n. 70/2011, convertito con L. 106/2011), il cui art. 5 afferma espressamente che gli istituti previsti dal Legislatore statale sono volti a “liberalizzare le costruzioni private” e ad “incentivare la razionalizzazione del patrimonio edilizio esistente”. Se, in effetti, l’istituto fosse inapplicabile a fattispecie quali quella in esame, ci si dovrebbe davvero chiedere quale sia il concreto spazio applicativo e la concreta utilità delle nuove previsioni contenuta nel Decreto Sviluppo, dato che l’ istituto del Permesso di costruire in deroga - nella limitata accezione che ne intenderebbe fornire l’Amministrazione Comunale - esisteva già da decenni.

Per questi motivi, vista la strumentalizzazione fatta circa la presentazione dell'istanza relativa all'ottenimento del Permesso di costruire in sanatoria in deroga P.G. 9267 del 13/03/2012, dopo ampia e approfondita riflessione con il mio legale Avv. Federico Gualandi, poiché ritengo di non avere più alcuna ragione di confidare sulla correttezza e imparzialità dell’Amministrazione, questa mattina, 09/05/2012, con P.G. 16021, ho depositato atto di RINUNCIA all'istanza citata, riservandomi ogni ulteriore azione, nelle competenti Sedi giudiziarie.

Così da confermare pubblicamente il fatto che il sottoscritto NON ritiene affatto di aver commesso un abuso edilizio.

Confido quindi in un ripensamento dell'ufficio tecnico, nonchè in una più approfondita valutazione di tutto l'accaduto, anche dal punto di vista politico, che possa portare ad una soluzione differente e soddisfacente per entrambe le parti.

E' fondamentale tenere alta l'attenzione su questo tema, per questo vi chiedo di continuare a spargere la voce a chiunque può essere interessato da questa vicenda, scrivendo un nuovo messaggio all'indirizzo del Sindaco, del Consiglio Comunale e degli Assessori, col sottoscritto per conoscenza:

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Egregio signor Sindaco, le scrivo in merito alla vicenda della Eco-Casa di Lorenzo Bolognini, le scrivo per esprimere a lei e a tutta l'amministrazione comunale il sostegno al signor Bolognini ed al suo progetto. Ritengo infatti che tale opera dovrebbe essere considerata un esempio di come si può costruire per far fronte alle nuove sfide energetiche ed ambientali dei prossimi anni; per questo penso che l'interesse pubblico di un tale esempio sul territorio potrà senz'altro superare le difficoltà tecniche fino ad ora incontrate.
Tali difficoltà infatti potranno lasciare il campo non appena venisse manifestato dalla sua amministrazione l'interesse pubblico per l'opera; tale scelta sarebbe una scelta politica importante, una scelta che dimostrerebbe l'empatia del pubblico verso i cittadini che scelgono - nel proprio privato - di promuovere la tutela del bene comune.  
Sono perciò orgoglioso, e come me molti miei concittadini, che questa Eco-Casa sia sul territorio di San Lazzaro, perché dimostra come ognuno con le proprie scelte possa fare la differenza per l'ambiente e per la comunità.
Nella certezza che terrà in attenta considerazione il parere dei cittadini,
le porgo distinti saluti.

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Qui in seguito trovate gli indirizzi email:

Lorenzo Bolognini

Sindaco

Consiglio Comunale e Assessori

mercoledì 9 maggio 2012

Cosa è di interesse pubblico se non l'ecologia?

Quello che segue è un post pubblicato nel blog Mamma in 3D, sono molto contento di riportarlo qui.

Cosa è di interesse pubblico se non l'ecologia?


Fra le cose migliori che mi sono accadute in questo blog ci sono stati gli incontri con tante persone, alcune delle quali ora posso davvero chiamare amici.
Angela scriveva di "Una vita normale" e in una casa colorata, calda e curata, con un bel cortile dove i nostri figli hanno giocato per una giornata intera, ci ha accolti a San Lazzaro di Savena quasi due anni fa.
In realtà già allora Angela e Lorenzo avevano scelto di lasciare quella loro prima casa perché, come solo in alcune vite normali si ha il coraggio di fare, volevano realizzare un loro grande sogno: costruire una casa ecologica in legno, completamente autonoma dal punto di vista energetico, di classe A+, sul modello di quelle che Lorenzo, geometra, sapeva essere da anni utilizzate con successo all'estero. Brillavano loro gli occhi quando ci raccontavano dell'avventura in cui avevano deciso di lanciarsi, forti dei loro ideali di rispetto per l'ambiente ma consapevoli di tutti i passaggi che avrebbero dovuto superare per iniziare a ristrutturare integralmente l'immobile che stavano acquistando.

Per mesi ho condiviso chiacchierando con Angela l'emozione, le fantasie e le scelte di una donna che progetta la sua nuova casa. Lorenzo invece informava tutti noi amici, con competenze tecniche professionali ed entusiasmo da pioniere, dell'avanzamento dei lavori: dalla demolizione della vecchia costruzione in muratura, alla posa delle fondamenta, fino ad arrivare alla documentazione fotografica delle due (due!) giornate lavorative in cui la nuova casa in legno è stata assemblata.

Ricordo la telefonata fatta qualche giorno dopo ad Angela, sicura di sentire da parte sua l'euforia perché il bel risultato delle loro fatiche si era reso ormai così evidente. Invece la sua soddisfazione era velata: "Sai cos'è successo? Nonostante Lorenzo avesse preventivamente sottoposto il progetto a tutti i tecnici di dovere, ottenendo anche i pareri favorevoli dell'Azienda Sanitaria e della Commissione Edilizia, e poi, oltre ad avere regolarmente depositato le DIA, per scrupolo avesse comunicato al Comune che il 29 marzo la costruzione effettiva sarebbe cominciata per concludersi in un paio di giorni… proprio tre di giorni dopo, è arrivato un fax che ordinava di non effettuare l'intervento. Ma ormai la casa era costruita!"… Una di quelle situazioni incredibili che purtroppo in Italia si è abituati a temere dietro ogni angolo, ma da cui, ingenuamente e in buona fede, si pensa sempre di poter uscire dimostrando di aver in mano le prove di aver seguito le procedure corrette…

Invece no. Oggi, a più di un anno di distanza, in cui la Eco-Casa è stata abitata da tutta la famiglia, aperta agli amici e ai visitatori incuriositi dalla novità di una costruzione del genere, dopo aver sentito Angela parlarmi della bellezza del profumo del legno, di "una casa che respira", di un clima ideale sia in estate che in inverno senza bisogno di riscaldamento a gas né di apporto energetico dall'esterno, ancora oggi Angela e Lorenzo sono appesi ad una decisone della Commissione Consiliare del Comune che rischia di metterli in grosse difficoltà.

Lorenzo spiega tutto con precisione e dovizia di particolari tecnici qui.

Leggendo e rileggendo, mi è saltato agli occhi come norme e divieti cambino radicalmente sul confine sottile fra le diverse interpretazioni che vengono date dell'intervento realizzato. Ma quello che più mi colpisce e che queste interpretazioni non sono formali, perché dipendono profondamente dal valore che si dà alla riqualificazione energetica dell'edificio, fino a chiamare in causa addirittura come discriminante il concetto di interesse pubblico. Ora, io non sono una cittadina di San Lazzaro di Savena, ma, già solo in quanto cittadina italiana, sento che sia anche nel mio interesse che sia stato realizzato un edificio completamente ecologico, interamente ricostruito in legno senza cementificare nuovo territorio, autosufficiente dal punto di vista energetico, anzi addirittura in grado, grazie ai pannelli fotovoltaici, di immettere in rete l'energia in eccesso. E soprattutto penso che sia anche nel mio interesse che due persone abbiano deciso di mettere in gioco le loro energie, il loro lavoro, la loro proprietà più importante per dimostrare che in questo modo innovativo e rispettoso dell'ambiente si possa costruire e abitare.

sabato 5 maggio 2012

Il Comune contro la Eco-Casa

Carissimi, come sapete la Eco-Casa, la casa dove abitiamo, da un anno a questa parte non suscita le simpatie del Comune, o meglio di una certa parte dell'Amministrazione Comunale, semplicemente perché è ecologica, autosufficiente dal punto di vista energetico, interamente costruita in legno (o meglio ricostruita sul sedime di un precedente fabbricato), edificata senza cementificare nuovo territorio e - soprattutto - realizzata in soli 2 giorni!

Oggi, con la convocazione della 3^ Commissione Consiliare di giovedì 10 maggio 2012 alle ore 18.00, sì è avuta la prova provata che l'Amministrazione Comunale vuole mettere ancora una volta i bastoni fra le ruote alla Eco-Casa.

Ora seguirà un testo abbastanza lungo, è il parere in ordine alla regolarità tecnica, di presentazione, con richiesta di deroga redatta dall'Arch. Andrea Mari; in seguito a questo troverete i commenti al medesimo (numerati per lettera con riferimento puntuale al parere) redatti dal sottoscritto, con dati e fatti esatti rispetto a quello che è accaduto, specificando che tutto quanto riportato è stato verificato e vagliato dal punto di vista tecnico e legale.

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PARERE IN ORDINE ALLA
REGOLARITA’ TECNICA
Il Dirigente della V Area
Arch. Andrea Mari
 
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San Lazzaro di Savena 23/04/2012

Oggetto: Istruttoria tecnica in ordine alla domanda prot. 9267 del 13/03/2012 P.U.T. 27907 con la quale il Sig. Bolognini Lorenzo in qualità di proprietario dell’immobile sito in San Lazzaro di Savena via Russo 40 avanzava richiesta di permesso di costruire in sanatoria ed in deroga ai sensi dell’art. 15 della L.R.31/2002;

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Vista la richiesta del Sig. Bolognini Lorenzo del 9/07/2010 prot. 27405 tendente ad ottenere l’eliminazione della classificazione di tutela 2 e il vincolo di storicità sull’area di pertinenza dell’immobile sito in Via Russo, 40;

Dato atto che:
  • in data 3/09/2010 la Commissione per la Qualità Architettonica ed il Paesaggio si è espressa favorevolmente nei confronti dell’eliminazione del vincolo;
  • in data 28/10/2010 la Giunta Comunale ha esaminato la predetta richiesta nulla eccependo in merito alla stessa;
  • in data 02/11/2010 il Dirigente della V Area con propria determinazione n. 853 eliminava la classificazione di tutela 2 e il vincolo di storicità sull’area di pertinenza dell’immobile sito in Via Russo, 40;
Vista la denuncia di inizio attività presentata in data 07/12/2010 prot. 47433 P.U.T. 26831 per l’intervento di ristrutturazione edilizia nell’immobile sito in Via Russo 40, consistente nella demolizione e successiva fedele ricostruzione del fabbricato quanto a sagoma, volume e area di sedime;
Vista la denuncia di inizio attività presentata in data 22/02/2011 prot. 6827 P.U.T. 27017 per l’intervento in variante in corso d’opera alla denuncia di inizio attività P.U.T 26831, in cui viene previsto un fabbricato diverso quanto a sagoma e volume dell’edificio preesistente (innalzamento di circa 1 metro in altezza);

Considerato che:
  • in data 31/03/2011 con prot.n °12036/2011 è stato emesso ordine di non effettuare l’intervento proposto con la DIA 27017 ai sensi dell’art. 11 comma 2 della L.R. 31/2002; (Commento 1)
  • in data 15/07/2011 tecnici della V^ Area con lassistenza di un ispettore della Polizia Municipale hanno eseguito specifico sopralluogo di verifica del cantiere constatando che il sig. Bolognini Lorenzo in qualità ordine di non effettuare l’intervento proposto con la DIA 27017 di proprietario e direttore dei lavori dellimmobile sito in via Russo 40, aveva già completato lintervento di cui alla DIA 27017, contravvenendo allordine di non effettuare lintervento; (Commento 2)

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Vista la nota del 03/08/2011 ricevuta in data 16/08/2011 con la quale, in conformità a quanto previsto dalla Legge 241/90, è stato avviato il procedimento tecnico-amministrativo volto all’accertamento della regolarità urbanistico-edilizia dell' immobile posto in Via Russo, 40 distinto catastalmente al F. 3, map. 61 sub. 1, di proprietà del sig. Bolognini Lorenzo comportante l’applicazione della sanzione in relazione alla esecuzione di opere in contrasto con le citate norme. (Commento 3)

Viste ed esaminate le memorie ex art 10 della Legge 241/90 presentate in data 14/09/2011 prot. 36543 e 27/12/2011 prot. 53328 dal Sig. Bolognini Lorenzo le quali non sono risultate idonee a sorpassare le motivazioni addotte nell’ordine di non effettuare l’intervento proposto con la Denuncia di inizio di attività presentata in data 22/02/2011 prot. 6827 P.U.T. 27017. (Commento 4)

Visto il ricorso presentato da Bolognini Lorenzo contro il Comune di San Lazzaro di Savena per l’annullamento, previa concessione di idonea misura cautelare dell’ordine prot. 12036 del 31.3.2011 ,di non effettuare l’intervento oggetto della variante in corso d’opera nell’immobile sito in Via Russo;

Vista la domanda prot. 9267 del 13/03/2012 P.U.T. 27907 con la quale il Sig. Bolognini Lorenzo in qualità di proprietario dell’immobile sito in San Lazzaro di Savena via Russo 40 avanzava domanda di permesso di costruire in sanatoria ed in deroga ai sensi dell’art. 15 della L.R.31/2002. (Commento 5)

Esaminata la documentazione tecnico giuridica allegata;
Considerato che:

  • l’intervento effettuato dal Sig. Bolognini non è una ristrutturazione edilizia ma un intervento di nuova costruzione (trattandosi di demolizione e successiva ricostruzione di un edificio diverso dal preesistente essendosi sopraelevato per circa 1 mt di altezza ed avendo, per l’effetto, aumentato la sagoma e il volume del proprio edificio); (Commento 6)
  • il privato avrebbe dovuto rispettare le norme sulle distanze dal confine di proprietà e tra gli edifici così come previsto dall’art. 9 del D.m 2/4/1968 n. 1444 oltre, naturalmente, a realizzare l’intervento rispettando le distanze previste dall’art. 18 del RUE di S. Lazzaro; (Commento 7)
  • tali distanze, come si evince nella documentazione agli atti, non risultano rispettate in quanto:
    1. la distanza dall’edificio identificato al mappale 556 che fronteggia parzialmente l’edificio oggetto d’intervento risulta di metri 5,90, in contrasto con quanto riportato al comma 12 dell’art. 18 del RUE (minimo metri 10,00) e con l’art 9 del DM 1444/1968 (minimo metri 10,00);
    2. la distanza dall’edialla presenza di numerose persone.ficio identificato al mappale 111 che fronteggia parzialmente l’edificio oggetto d’intervento risulta compreso tra metri 1,75 e metri 1,80, in contrasto con quanto riportato al comma 12 dell’art. 18 del RUE (minimo metri 10,00) e con l’art 9 del DM 1444/1968 (minimo metri 10,00);
    3. la distanza dall’edificio identificato al mappale 117 che fronteggia parzialmente l’edificio oggetto d’intervento risulta di metri 6,45, in contrasto con quanto riportato al comma 12 dell’art. 18 del RUE (minimo metri 10,00) e con l’art 9 del DM 1444/1968 (minimo metri 10,00);
    4. la distanza dal confine con il mappale 111 risulta compreso tra metri 1,75 e metri 1,80, in contrasto con quanto riportato al comma 4 dell’art. 18 del RUE (minimo metri 5,00);
    5. la distanza dal confine con il mappale 117 risulta di metri 3,05, in contrasto con quanto riportato al comma 4 dell’art. 18 del RUE (minimo metri 5,00);
  • le prescrizioni contenute nel DM 1968/1444 hanno carattere di assolutezza ed inderogabilità derivante da fonte normativa statuale sovraordinata rispetto agli strumenti urbanistici locali;
  • le norme sulle distanze tra le costruzioni trascendono l’interesse meramente privatistico in quanto hanno la funzione di tutelare l’interesse pubblico alla realizzazione di un determinato assetto urbanistico prefigurato, non possono essere derogate nemmeno con il consenso convenzionale tra i privati confinanti;

Viste le memorie con le quali da parte del richiedente si dichiara che l’intervento riveste la qualifica di interesse pubblico che potrebbe giustificare una deroga alle norme sulle distanze vigenti; (Commento 8)

Rilevato che:

  • lart 14 del DPR 380/2001 prevede che1. Il permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici generali è rilasciato esclusivamente per edifici ed impianti pubblici o di interesse pubblico, previa deliberazione del consiglio comunale, nel rispetto comunque delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, e delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell'attività edilizia. 3. La deroga, nel rispetto delle norme igieniche, sanitarie e di sicurezza, puo' riguardare esclusivamente i limiti di densita' edilizia, di altezza e di distanza tra i fabbricati di cui alle norme di attuazione degli strumenti urbanistici generali ed esecutivi, fermo restando in ogni caso il rispetto delle disposizioni di cui agli articoli 7, 8 e 9 del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444.
  • lart. 15 della L.R. 31/2002 prevede che1. Il permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici è rilasciato esclusivamente per edifici ed impianti pubblici o di interesse pubblico, previa deliberazione del Consiglio comunale. 2. La deroga, nel rispetto delle norme igieniche, sanitarie e di sicurezza e dei limiti inderogabili stabiliti dalle disposizioni statali e regionali, può riguardare esclusivamente le destinazioni d'uso ammissibili, la densità edilizia, l'altezza e la distanza tra i fabbricati e dai confini, stabilite dalle norme di attuazione del POC e del PUA ovvero previste dal PRG e dai relativi strumenti attuativi.
  • l’intervento in applicazione dei miglioramenti energetici attuati non appare sufficiente ad definire l’intervento come di interesse pubblico ai fini della possibile deroga. (Commento 9)
  • il riferimento allart 7 ter legge reg n. 20/2000 appare non applicabile in quanto linciso “ …la pianificazione urbanistica stabilisce incentivi volumetrici e altre forme di premialità progressive e parametrate ai livelli prestazionali raggiunti per realizzare i seguenti obiettivi di interesse pubblicoè riferito alla attività di pianificazione e non alla qualificazione dei singoli interventi sul territorio. (Commento 10)
  • Nel caso di specie non si ravvisa l’esistenza di un interesse tale da giustificare il ricorso alla speciale procedura in deroga, proprio in ragione delle caratteristiche del prospettato intervento il quale consiste nell’iniziativa di un privato teso a riqualificare il proprio immobile, iniziativa non contestualizzata in un’idea di riqualificazione complessiva del territorio; (Commento 11)
  • l’intervento di riqualificazione energetica proposto non appare di per sè sufficiente a giustificare la concessione di una possibile deroga alle distanze minime tra edifici e specificatamente tra pareti finestrate e tra pareti cieche e dal confine previste dal R.U.E. (Commento 12)

Considerato pertanto che, a differenza di quanto dichiarato dal privato, l’art. 47 co 8 del Rue (che prevede un incremento di Su in caso di riqualificazione del patrimonio edilizio esistente) non ammette la possibilità di derogare alle distanze tra i fabbricati e dai confini né si ravvisano i presupposti per concedere un permesso di costruire in deroga non sussistendo un interesse pubblico alla realizzazione dell’intervento che possa motivare tale deroga. (Commento 13)

Tenuto altresì conto che la previsione della disciplina del rilascio derogatorio del permesso di costruire deve ritenersi possibile solo ex ante e non a sanatoria dell’opera realizzata (cfr. anche Cass. Pen. 31/3/2011 n. 16591); (Commento 14)

Considerato inoltre che, ai sensi dell’art. 9 del DM 1968/1444, la definizione di “parete finestrata” assume un significato unitario e globale per cui si ritiene sufficiente che una sola delle pareti sia finestrata in una qualsiasi zona affinchè si abbia la violazione del rispetto delle distanze; (Commento 15)

Considerato che le pareti e non le finestre aperte in essa costituiscono i dati di riferimento per il calcolo della distanza e che la normativa sulle distanze si applica a tutte le pareti munite di apertura di qualsiasi genere verso l’esterno, quali porte, balconi, finestre di ogni tipo e che le modalità di calcolo va determinata con riferimento ad ogni punto dei fabbricati e non limitatamente alle sole pareti che si fronteggiano (prescindendo anche dal fatto che esse siano o meno in posizione parallela); (Commento 16)

Per tutto quanto suesposto

Si ritiene che non vi siano i presupposti tecnico giuridici per accogliere la domanda prot. 9267 del 13/03/2012 P.U.T. 27907 con la quale il Sig. Bolognini Lorenzo in qualità di proprietario dell’immobile sito in San Lazzaro di Savena via Russo 40 avanzava istanza di permesso di costruire in sanatoria ed in deroga ai sensi dell’art. 15 della L.R.31/2002.

IL DIRIGENTE DELLA V AREA
Arch. Andrea Mari
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Seguono le osservazioni, assolutamente oggettive e con dati inconfutabili:

(Commento 1)
L'ordine di non effettuare l’intervento proposto con la DIA 27017/2011 è stato emesso in data 31/03/2011 con prot. n °12036/2011, ma inviato al sottoscritto via fax solo il 01/04/2011 e successivamente per raccomandata il 06/04/2011, ma la costruzione della casa è regolarmente iniziata il 29 e terminata il 30/03/2011, pertanto era assolutamente impossibile per il sottoscritto adempiere all'ordine ricevuto: questo quindi determina il fatto che l'ordine di non effettuare l'intervento è un atto privo di qualsiasi valore.

(Commento 2)
Nella cronistoria non viene riportato il sopralluogo effettuato il 05/05/2011, effettuato dai tecnici della V^ Area con lassistenza di un ispettore della Polizia Municipale, sopralluogo effettuato alla presenza di numerose altre persone: la constatazione dello stato dei luoghi da parte del Comune avviene quindi per la prima volta il 05/05/2011 e non il 15/07/2011, e resta la constatazione incontestabile che avevo comunque già completato lintervento di cui alla DIA 27017 prima di ricevere lordine di non effettuare lintervento, pertanto senza aver commesso alcuna violazione.

(Commento 3) 
L'esecuzione delle opere non è stata fatta assolutamente in contrasto con le citate norme richiamate dal Dirigente Mari, viceversa il progetto è stato vagliato e visionato per un anno dai tecnici, mi sono premurato di ottenere il parere favorevole dell'Azienda USL e della Commissione Edilizia (CQAP), entrambi facoltativi e non obbligatori, ho rispettato gli artt. 47 e 48 del RUE vigente a San Lazzaro, inoltre, per maggior sicurezza, ho fatto vistare dal tecnico comunale entrambe le DIA prima della presentazione.

(Commento 4)
Non esiste contestazione motivata scritta da parte del Dirigente Mari che contesti puntualmente ed oggettivamente le memorie ex art 10 della Legge 241/90 presentate dal sottoscritto, vengono dichiarate non idonee a prescindere.

(Commento 5)
La domanda prot. 9267 del 13/03/2012 P.U.T. 27907 con la quale il sottoscritto avanzava domanda di permesso di costruire in sanatoria ed in deroga ai sensi dell’art. 15 della L.R.31/2002 è stata redatta e depositata in accordo con il Dirigente Mari, dopo una serie di incontri avvenuti con il medesimo tra settembre 2011 e febbraio 2012, alla presenza di numerose persone, ora lo stesso dirigente, con il deposito del PARERE IN ORDINE ALLA REGOLARITA’ TECNICA, di fatto disattende gli accordi presi.

(Commento 6)
L'intervento che ho effettuato è una ristrutturazione edilizia, e non già un intervento di nuova costruzione, questo poichè l'ambito territoriale AAP in cui si trova la mia casa NON ricomprende la nuova costruzione, ma contestualmente consente interventi premiali (la demolizione e successiva ricostruzione di un edificio esistente, con riqualificazione energetica dello stesso e classificazione in classe A+ del nuovo fabbricato consente un ampliamento sino al 30% rispetto alla superficie originaria) che sono ricondotti nella categoria della ristrutturazione edilizia.

(Commento 7)
Trattandosi di ristrutturazione edilizia e di demolizione con ricostruzione nella medesima area di sedime non si è tenuti al rispetto delle norme sulle distanze dal confine di proprietà e tra gli edifici.
(Commento 8)
Si può considerare l’intervento eseguito con la qualifica di interesse pubblico, che può quindi giustificare una deroga alle norme sulle distanze vigenti, in quanto sul tetto è installato un impianto di produzione fotovoltaica e il fabbricato nel suo complesso risulta in classe energetica A+;

(Commento 9)
L’intervento eseguito è di per sè sufficiente a definire l’intervento stesso come di interesse pubblico, ai fini della possibile deroga, il parere del Dirigente Mari non tiene conto delle disposizioni nazionali pubblicate in tal senso.

(Commento 10)
Le opinioni del Dirigente Mari in riferimento allart 7 ter legge reg n. 20/2000, ove lo stesso dichiara che la norma appare non applicabile in quanto linciso “ …la pianificazione urbanistica stabilisce incentivi volumetrici e altre forme di premialità progressive e parametrate ai livelli prestazionali raggiunti per realizzare i seguenti obiettivi di interesse pubblico sono assolutamente personali e prive di supporto oggettivo

(Commento 11)
La riqualificazione energetica effettuata nell'immobile ha ricadute positive evidenti su tutto il territorio circostante, in quanto la tipologia costruttiva (pannelli prefabbricati in legno) ha consentito di avere un basso impatto a livello di tempistiche di cantiere, con minore inquinamento in fase edificatoria, inoltre i pannelli fotovoltaici installati immettono l'energia in eccesso in rete, garantendo un miglioramento locale, infine il buon esempio realizzato può incentivare ulteriori buone pratiche.

(Commento 12)
Il problema del rispetto delle distanze minime tra edifici e specificatamente tra pareti finestrate e tra pareti cieche e dal confine non deve considerarsi, in quanto l'intervento ricade sotto la ristrutturazione edilizia.

(Commento 13)
Come già ampiamente dimostrato, non viene richiesta l'applicazione di deroga alle distanze tra i fabbricati e dai confini, in quanto non se ne ravvede la necessità; nell'ipotesi in cui si volesse propendere per questa evenienza, vi sarebbero comunque i presupposti per concedere un permesso di costruire in deroga, in quanto sussiste un interesse pubblico alla realizzazione dell’intervento che motiva tale deroga.
(Commento 14)
La previsione della disciplina del rilascio del permesso di costruire in deroga è possibile anche a sanatoria dell’opera realizzata, inutile portare ad esempio sentenze in quanto si può trovare tutto e il contrario di tutto (il dato fondamentale è che la procedura in essere era stata concordata appositamente per sollevare il comune da una posizione di estrema difficoltà, in quanto ha consentito la prosecuzione di un progetto e di una costruzione e solo in seguito ne ha contestato la realizzazione, nonostante le norme prevedano la fattibilità della stessa).

(Commento 15)
Le ipotesi del Dirigente Mari non trovano fondamento nella norma, in quanto la definizione di “parete finestrata” vale appunto in relazione alle porzioni di parete antistanti fra loro, e non già in qualsiasi zona delle medesime, tant'è che l'Azienda USL ha rilasciato apposito parere favorevole all'intervento realizzato, considerando che l'ampliamento realizzato si trova a quota molto più elevata rispetto ai fabbricati esistenti circostanti.

(Commento 16)
Il riferimento fatto dal Dirigente Mari non trova riscontro nella norma, che appunto cita unicamente le pareti finestrate antistanti (non si trovano riferimenti alle aperture di qualsiasi genere verso l’esterno, quali porte, balconi, finestre di ogni tipo, né alla modalità di calcolo, che va determinata con riferimento ad ogni punto dei fabbricati).

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La cronistoria redatta dal Dirigente Mari è incompleta e imprecisa, manca il riferimento al sopralluogo del 5 maggio 2011, inoltre si da per notificato l'ordine di non eseguire l'intervento previsto prima della realizzazione dell'immobile, mentre questo viene consegnato al sottoscritto solo in seguito, determinandone la nullità, e la conseguente nullità di tutti i successivi atti emessi dal Comune.

In seguito al deposito delle due DIA e prima di iniziare la ricostruzione della casa, dopo aver ricevuto la richiesta di integrazione documentale, proprio al fine di evitare successive contestazioni, ho comunicato al Sindaco, al Dirigente Mari e ai vari tecnici componenti dell'Ufficio Tecnico che avrei dato corso alla costruzione dell'immobile con inizio per il 29 marzo 2011 e termine due giorni dopo (in realtà terminando il 30 marzo), nessuno mi ha comunicato nulla se non il 1 aprile.

La procedura del Permesso di Costruire in sanatoria in deroga è stata concordata con il Dirigente Mari per venire incontro alle esigenza del Comune: è evidente come sia stato commesso un errore, ed in questo modo veniva dato modo di chiudere il problema.

Tutte le problematiche oggi in essere hanno avuto inizio nel maggio 2010 quando, per ottenere la cancellazione dal vincolo di storicità sull'immobile, attribuita dal Comune senza alcuna verifica storica, ho dovuto porre a confronto la storia della sede del PD di San Lazzaro (ex-dazio), edificio con storicità comprovata, ma sin dall'origine cancellato da ogni classificazione, al fine di consentire procedure semplificate sullo stesso.