giovedì 22 dicembre 2011

Lettera al Sindaco di San Lazzaro e risposta

Gentilissimo Signor Sindaco,

il Comitato per la difesa del territorio e del paesaggio, che al suo interno, oltre a cittadini di San Lazzaro annovera persone come il prof. Salvatore Settis, il geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi, il metereologo e scienziato Luca Mercalli, il sindacoDomenico Finiguerra, il consigliere regionale Giovanni Favia oltre a tanti altri, vorrebbe dal primo cittadino delle risposte.

Martedì scorso siete stati chiamati a decidere sul futuro del nostro territorio e avete scelto di cementificare.

Pensiamo che sia ormai chiaro a tutti che il modello di sviluppo nel quale è maturata l'attuale crisi in cui ci stiamo dibattendo sia la causa delle enormi difficoltà a cui la nostra società sta velocemente andando incontro. 
Nello specifico ovunque si parla di consumo di territorio ed inutili eccessi nella cementificazione delle nostre fertili terre agricole che hanno nutrito da sempre le popolazioni fino ad oggi.

Riteniamo che nemmeno lei possa essere indifferente all'uso sconsiderato che ne è stato fatto. 
Davanti a tutti sta la quantità di edifici costruiti inutilmente che non hanno mai veramente dato risposta ai problemi abitativi, ma che hanno gettato nelle braccia degli speculatori ettari di terra, proprietà comune dei cittadini. 
Proprio domenica scorsa l'ultimo monito è arrivato da quello che resta di autorevole della televisione di stato, servizio pubblico: Report


La sinistra, attraverso i suoi uomini più importanti, fra cui Romano Prodi, si è già espressa sulla necessità di fermare il cemento.


Quando il piano urbanistico sul quale lei è stato chiamato ad esprimersi è stato progettato, il quadro di riferimento economico e sociale era differente. Il mondo era diverso, sono passati più di dieci anni, ora dobbiamo rivedere le scelte di espansione, ci troviamo infatti nella necessità di contrarre i consumi, di non aumentare la popolazione sul nostro territorio, perchè il costo di questa ulteriore crescita sarà del tutto insostenibile per la capacità di erogare servizi accettabili pubblici per i cittadini.


Possiamo affermare con certezza che la maggioranza dei cittadini di San Lazzaro vuole nuove case ancora, nuovo cemento?
Noi abbiamo chiesto di poter fare esprimere la volontà dei nostri concittadini attraverso un referendum, non ammesso sulla base di tecnicismi, ma non sulla sostanza; tale referendum dovevate essere voi a richiederlo a gran voce e potevate farlo, per condividere con responsabilità e tranquillità il peso di una scelta dai risvolti importantissimi.

Sarebbe principalmente vostro l'interesse di richiedere il parere dei vostri concittadini.


Lei, gentilissimo Signor Sindaco, ripete ormai in automatico che tutto l'iter di sviluppo e approvazione del Piano urbanistico si è svolto nella legittimità, nella legalità e nel rispetto delle norme: qui non si tratta di di legalità, ma di opportunità politica, di ascolto e interpretazione della volontà popolare.

Lo scollamento che la politica lamenta fra istituzioni e società civile trova le sue motivazioni nella indisponibilità degli amministratori all'ascolto vero ed al confronto, che ora può avvenire solo attraverso una consultazione popolare. 

Il confronto che è stato attuato ha escluso i cittadini e si é svolto fino ad ora e come sempre fra politica e operatori economici.

Non basta la delega politica attribuita con un voto elettorale per escludere i cittadini da decisioni di una tale rilevanza. Il prezzo che questa modalità di esclusione dei cittadini genererà sarà la perdita ulteriore di consenso politico che lascerà sul campo solo macerie e sfiducia, esiziali per il partito che fino ad oggi ha tenuto saldamente la guida del nostro territorio.


Le chiediamo di non continuare ad ignorare tutti quei tantissimi concittadini che attivamente hanno dato il loro contributo per impedire che questo piano vada in porto, Le chiediamo di riflettere sul fatto che nessuna di quelle migliaia di persone ha altri interessi se non il bene comune, e Le chiediamo invece di riflettere su chi possa avere forti interessi economici nella realizzazione di questo piano.


Facciamo appello alla Sua coscienza di cittadino, oltre che di Sindaco, ma soprattutto al Suo ruolo decisivo nel dirigere le scelte  dei consiglieri comunali, unici veri protagonisti della scelta definitiva, ma legati dal vincolo di partito.
Perchè non avete voluto aspettare nemmeno le 2 settimane richieste, affinchè il giudice del tribunale che ha in mano il ricorso cautelare d'urgenza possa esprimersi? Questa è un atto di assoluta dittatura, non di espressione di democrazia.

Nell'ipotesi in cui il giudice dia ragione al Comitato, i referendum vanno fatti, ma non si possono più fare perchè il consiglio ormai ha firmato l'approvazione del POC: che senso ha tutto questo?

Il problema è che c'è un senso di apatia generale e le persone interessate a San Lazzaro veramente, che partecipano al consiglio comunale, che si fanno sentire, che vogliono essere parte delle scelte, sono sempre troppo poche: è molto comodo farsi rappresentare da altri, lasciare ad altri l'onere delle scelte...e state chiaramente cavalcando quest'onda, ma non potrà durare a lungo.

Possiamo dire con molta certezza e sapendo cosa viene detto con cognizione di causa, che i lavori per la città pubblica e il POC subiranno certamente degli stravolgimenti, ma a danno dei cittadini: in primo luogo dobbiamo tener presente che il POC scade dopo 5 anni, si deve fare tutto subito; poi consideriamo che per prime devono essere fatte tutte le opere pubbliche (rotonde, strade, scuole, parchi, parcheggi, piste e passerelle ciclopedonali, edifici di edilizia residenziale pubblica e agevolata ecc. ecc.) per milioni di euro di spese e solo in seguito i costruttori potranno realizzare il loro guadagno con la costruzione delle case da vendere...

Secondo Lei tutto ciò avrà un seguito, vista la crisi economica attuale?

LE CHIEDIAMO DI RIFLETTERE E DI TRASMETTERCI UN COMUNICATO CHE VERRA' IN SEGUITO PUBBLICATO.

Comitato Cittadino per la difesa del territorio e del paesaggio

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Spettabile Comitato per la difesa del territorio e del paesaggio,

circa un mese fa si è tenuta in Provincia l’illustrazione di una ricognizione, promossa sulla base del lavoro coordinato dal tavolo per i Psc condivisi, a sette anni dall’approvazione del Piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp), dalla quale è risultato che il consumo del suolo, nel decennio 2000-2010, è stato drasticamente ridotto rispetto al decennio precedente.
Negli anni Ottanta tale consumo, nella provincia di Bologna, era arrivato a 73 kmq. Negli anni Novanta: 34 kmq. Nell’ultimo decennio: 22 kmq. Più precisamente: nel periodo che va dal 1980 al 1993 si consumavano 5,6 kmq all’anno. Tra il 1993 e il 2000 se ne sono consumati 4,9, mentre negli ultimi 9 anni 2,4. La metà.
La legge che regola la pianificazione nella Regione Emilia-Romagna è del 2000. Quattro anni perché la Provincia, nel marzo del 2004, deliberasse il Piano territoriale di coordinamento provinciale. Cinque anni per l'elaborazione del Piano strutturale comunale, approvato, a San Lazzaro, il 14 aprile del 2009, e poi del Regolamento urbanistico edilizio, sulla base di uno Schema direttore intercomunale e di una Conferenza di pianificazione.
Un insieme coordinato di passaggi, atti deliberativi, che compongono un quadro di relazioni fondato sul principio del controllo incrociato tra gli Enti, e, al contempo, tra i legittimi interessi e le esigenze complessive della comunità. Insomma, le cose sono state fatte con riflessione, ponderazione, giudizio, insieme alla Provincia e agli altri Comuni, coinvolgendo cittadini, organizzazioni sindacali, associazioni civili e sociali. Vedo che nella Vostra mail, invece, lamentate la scarsa adesione da parte dei cittadini alle vostre iniziative.
Il Piano di San Lazzaro è stato impostato sulla base di un indirizzo sempre affidato dalla Giunta al Consiglio, nel senso, appropriato e corretto, di una visione aperta alla verifica e al controllo, nello spirito della massima trasparenza.
C’è una tendenza a delegittimare il Piano. Ma il Piano, comunque lo si chiami, ieri Prg, oggi Poc, è necessario. Si tratta di un presidio di legalità a favore dell’interesse pubblico.
Contro la speculazione sui terreni e tenendo sempre presente un’ispirazione di fondo: contrastare la rendita fondiaria, escludere la dispersione insediativa, tutelare la collina, come giustamente insegna la migliore urbanistica bolognese.

Il Comune di San Lazzaro non fa cassa col territorio.
Ricordo che gli oneri di urbanizzazione servono soprattutto per gli investimenti, cioè per le manutenzioni. Negli ultimi anni nel Comune di San Lazzaro la quota dei permessi di costruire destinati alla parte corrente è passata da 800.000 Euro ai 350.000 di quest’anno sino ad una previsione per il prossimo di 250.000 Euro. Quindi vi è stata una riduzione di più dei due terzi. Sino ad arrivare a neanche l’1% del bilancio comunale che è di 33 milioni di Euro. Gli oneri di urbanizzazione previsti nel Poc non entreranno nel bilancio de
l Comune, ma verranno devoluto dal Comune alla comunità per la realizzazione delle dotazioni previste (in primo luogo: edilizia scolastica, poi un nuovo teatro, impiantistica sportiva, riqualificazione delle aste fluviali, luoghi per l'associazionismo e i giovani).
L’approvazione del Poc da parte del Consiglio comunale è un atto che conclude un lungo iter ed apre ora una fase nuova che intendiamo sviluppare rafforzando ulteriormente le ragioni del confronto, che non abbiamo mai disatteso, e del coinvolgimento attivo della cittadinanza in tutti i modi in cui ciò sarà possibile.

Anzi saremmo ben lieti di poter avere momenti di dialogo e rinnoviamo, a questo proposito, tutta la nostra disponibilità. Credo che sia davvero giunto il momento di superare pregiudizi e riserve e di lavorare tutti per il bene della comunità di San Lazzaro, nel rispetto di una pluralità di punti di vista che deve essere considerata una ricchezza e non un impedimento.

Dalla Vostra mail leggo anche questa frase: "Davanti a tutti sta la quantità di edifici costruiti inutilmente...". Con sincera curiosità, gentilmente chiedo:
per caso Vi riferite anche a edifici per i quali gli approfondimenti compiuti fino ad oggi dagli Uffici competenti in materia non ci consegnano un quadro di certezza, in ordine alla loro legittimità, e, quindi, verosimilmente, potrebbe trattarsi di abusi edilizi? Credo che, per la qualità del confronto e per la stessa comprensione reciproca, la Vostra risposta possa rivelarsi molto significativa. Allego le due risposte già a suo tempo trasmesse al Comitato referendario. 
Con i più sinceri auguri di buon Natale e i più cordiali saluti Marco Macciantelli

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Cari esponenti del Comitato promotore dei referendum, certo che vi rispondo, appena vista la vostra mail. Mi dispiace per il disguido precedente, chiedendomi come possa essere accaduto. In ogni caso ci tengo ad assicurarvi che non è stato assolutamente voluto. Come ho già spiegato, ho ritenuto opportuno attendere la pronuncia del Comitato dei garanti sulle quattro istanze referendarie da voi proposte ed il deposito delle motivazioni, avvenuto lunedì mattina. Il responso a maggioranza, a mio modesto avviso, depone a favore della scelta equilibrata, cioè pluralistica, capace di mettere a confronto opinioni diverse, effettuato, a suo tempo, dal Consiglio comunale, vale a dire dalla maggioranza che, nell'amministrazione comunale di San Lazzaro, ha responsabilità di governo. Proprio quella alla quale, in genere, voi rivolgete le vostre legittime critiche o rimostranze. Poi, guardate, degli orientamenti emersi non si può che prendere correttamente atto. Ad ogni buon conto non c'era alcuna intenzione di mancare di riguardo a qualcuno o di scavalcare l'interlocutore principale di questa corrispondenza, che, evidentemente, siete voi. Semmai mi dispiace un po' per quanti sono nuovamente coinvolti come involontari spettatori. Ma insomma, pazienza, avete impostato le cose in questo modo e, a mia volta, procedo così. Ripeto: se c'è bisogno di approfondire, sono a disposizione, insieme al collega Leonardo Schippa e agli uffici competenti. Non vorrei che ci infilassimo in una diatriba, peraltro già chiarita, almeno da parte di chi, da voi interpellato, aveva titolo per farlo. Qualunque siano le ragioni, formali o sostanziali. Né mi sembrava di aver eluso le risposte. Chi voglia gentilmente leggere la mia lettera, le trova. Adesso, confidando nella vostra ulteriore attenzione, provo a seguire puntualmente le vostre domande.
- A chi servono realmente tutte le nuove costruzioni programmate con il POC?

Un Piano è fatto di scelte orientate verso un tempo lungo, di anni e, talvolta, di decenni. Il Piano tuttora in istruttoria configura chiaramente un "per chi": per chi ha bisogno di una casa. Fortunamente anche per chi ne ha bisogno al di fuori del libero mercato. In un dimensionamento, 1000 alloggi circa, proporzionato alla consistenza demografica attuale per un consolidamento della stessa. Come? Prima di tutto con la riqualificazione o con del nuovo attraverso edifici sino alla classe A. Inoltre alla comunità di San Lazzaro servono: una scuola, da realizzare al più presto, auspicabilmente per prima, un teatro (avendo da circa trent'anni il contenuto, ma non il contenitore, com'è a tutti noto; sperando di riuscirci), un nuovo impianto sportivo, spazi per l'associazionismo e i giovani, parchi pubblici pensati come valorizzazione delle aste fluviali, alloggi per la terza età, ripatrimonializzazione di aree. Quindi: circa 1000 alloggi da cui ricavare complessivamente un 25% di edilizia sociale, vale a dire 250 alloggi e dotazioni territoriali per una San Lazzaro più comunità e meno città-dormitorio. 

- Perché non viene chiesto ai sanlazzaresi che cosa vogliono, prima di imporre loro scelte che stravolgeranno irreversibilmente la nostra cittadina?

Conosco bene il valore della democrazia diretta, che, a mio modesto avviso, merita di essere unito, non disgiunto, da quello della democrazia elettivo-rappresentativa. C'è un Consiglio comunale accanto al quale occorre tener conto anche di altre istanze. Abbiamo tanti limiti, che non disconosciamo, figuriamoci, di "fenomeni" ne abbiamo già visti in giro abbastanza; ma, in coscienza, ci abbiamo provato, ci stiamo provando, continueremo a provarci: ad ascoltare, a confrontarci, giovandoci di tutte le opinioni, cercando, poi, di fare una sintesi. Appunto: una sintesi di tutte le opinioni e, quindi, non solo della vostra, che rispettiamo, ma che non esaurisce il quadro delle sensibilità, né delle sollecitazioni, né delle richieste, né delle esigenze. Stiamo parlando di qualcosa che è stato filtrato attraverso un lungo lavoro che ha attraversato la comunità, gli uffici, le istituzioni ai diversi livelli. Adempimenti, verifiche, controlli; ma anche un libero dibattito, com'è giusto che sia, dentro il quale tuttora siamo, in modo franco e aperto, come questa corrispondenza evidenzia.

- Perché non scegliere di riqualificare tutto l'esistente, prima di occupare e distruggere terreno agricolo?

Perché cerchiamo di fare l'interesse pubblico; e, invece, procedere a certi cambi di destinazione d'uso non sempre consente di conseguire questo risultato. Ci sono privati che abbondonano attività industriali o artigianali, magari con questo retropensiero, che, prima o poi, qualcuno, come si dice, ci metterà una pezza, con una bella valorizzazione. Ci sono attività produttive che pretendono di potersi trasformarsi in residenziale, e magari questo non è previsto dalla pianificazione (sovraordinata o comunale), e insistono per farlo, senza che la comunità ne tragga un beneficio, con operazioni inappropriate o non del tutto appropriate. L'intervento di Idice riguarda un'area inserita nella pianificazione che ha ragioni anche dal punto di vista dell'esigenza di una ricucitura territoriale per un innalzamento della qualità della città pubblica a Idice che sin qui è mancato. Una nuova scuola al posto della vecchia del Ventennio senza futuro per la sua obsolescenza. Un impianto sportivo contro la ristrettezza, la precarietà, la condizione inadeguata per l'attività sportiva.

- Perché non procedere ad un attento ed approfondito censimento, che verifichi l’esatta consistenza del patrimonio abitativo, al fine di capire a quanto ammontano gli alloggi sfitti, invenduti e non utilizzati prima di decidere di costruirne dei nuovi?

E' un suggerimento utile, che riguarda una situazione di cui tenere conto, anche se forse tale aspetto, a San Lazzaro, non ha presentato, sin qui, problematiche analoghe a quanto risulta altrove. C'è un punto però sul quale rapidamente ritorno. Le aree edificabili sono la conseguenza di un'istruttoria fatta con motivazioni e finalità pubbliche, fatte dal pubblico per l'esclusiva affermazione dell'interesse pubblico, in modo da dar vita ad una pianificazione che coinvolga, nel nostro sistema istituzionale, regionale e provinciale, a seguito della legge 20 del 2000, più livelli che interagiscano tra loro, secondo il sacrosanto principio del controllo incrociato; se un'area è nelle condizioni di entrare in Piano o è in Piano, attiene alla norma e alla sua corretta applicazione, non ad altro.
Con un cordiale saluto. Marco Macciantelli


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Cari componenti del Comitato promotore per i referendum, ho avuto la vostra lettera, diffusa mentre era ancora in corso il lavoro del Comitato dei garanti, e ho ritenuto corretto attendere il responso dello stesso Comitato, a cui, con la vostra istanza, vi siete rivolti, e a cui, ai sensi del regolamento, spettava il compito di dirimere la questione da voi posta, relativamente alla quale la giunta ed io abbiamo assunto, poi coerentemente mantenuto, una posizione di fiduciosa attesa e di rispetto.
La pronuncia espressa conforta la qualità del lavoro impostato dall’Amministrazione comunale tutta - sia dal punto di vista istituzionale, sia dal punto di vista tecnico - e di tale esito desidero ringraziare le personalità, scelte dal Consiglio comunale in virtù delle loro competenze nel campo del diritto amministrativo, dal cui insieme, composito e pluralistico, è emerso l’orientamento conclusivo a cui mi auguro tutti vogliano ora ragionevolmente affidarsi e attenersi.
Mi fa piacere che vogliate abbassare i toni, pensando esclusivamente al bene della collettività. Confido in un confronto pacato pur nella diversità delle opinioni. Peraltro ogni spirito polemico, a questo punto, non so quanto possa risultare motivato.
Sarebbe strano che ci si appellasse ad un organismo per poi disconoscerne le decisioni. In questo senso dico subito che trovo singolare la vostra affermazione al termine della lettera, laddove, mettendo le mani avanti, vi siete espressi così: “Ancora non sappiamo come procederà la strada del referendum comunale, ma di certo il nostro percorso non si fermerà lì”.
Ciascuno è libero di fare quel che crede, ma ciò che si fa dipende dalle consistenza delle motivazioni e della lungimiranza delle finalità. Esprimere un contrasto senza una giustificata ragione non aiuta a fare molta strada.
Dunque adesso posso rispondere alla vostra sollecitazione e lo faccio volentieri cercando di trasmettervi alcune considerazioni sulla serietà dell’impegno sin qui espresso nel campo della pianificazione territoriale, anche al fine di evitare, se possibile, ulteriori fraintendimenti. Spero davvero che confrontandosi si possano superare ostacoli e pregiudizi.
Con una preliminare precisazione. Anche a me l’espressione “città” suscita qualche perplessità. Rischia di essere un po’ presuntuosa o non del tutto appropriata. Personalmente preferisco parlare di comunità, concetto più adeguato alla dimensione di una realtà di 30.000 abitanti circa e più conforme alla nostra idea di governo locale.
Vengo ai vostri interrogativi, provando a rispondere, per quanto so e posso.
La legge che regola la pianificazione nella Regione Emilia-Romagna è del 2000. Da allora sono trascorsi quasi 12 anni. Si parla tanto di una società che corre ed in effetti è così. Anche per questo 12 anni sono un tempo importante, che, nel nostro caso, è servito ad ottemperare ad ogni possibile adempimento.
Quattro anni perché la Provincia, nel marzo del 2004, deliberasse il Piano territoriale di coordinamento provinciale. Cinque anni per l'elaborazione del Piano strutturale comunale il 14 aprile del 2009 e poi del Regolamento urbanistico edilizio, sulla base di uno Schema direttore intercomunale e di una Conferenza di pianificazione insieme ai Comuni dell'Associazione Valle dell'Idice.
Un insieme coordinato di passaggi, procedure, atti deliberativi, che compongono un quadro di relazioni fondato sul principio del controllo incrociato tra gli Enti, e, al contempo, tra i legittimi interessi e le esigenze complessive della comunità. E’ la condizione dello stato di diritto: pesi e contrappesi in un bilanciamento reciproco.
Insomma, le cose son state fatte con riflessione, ponderazione, nelle sedi tecniche e istituzionali pertinenti, insieme alla Provincia e agli altri Comuni, coinvolgendo cittadini, organizzazioni sindacali, associazioni civili, sociali, economiche, insieme a tanti altri soggetti, tutti, per diversi motivi, titolati a farlo. Sino all'adozione del Piano il 14 giugno scorso, e, poi, alle deduzioni e controdeduzioni tuttora in corso di esame. 
D’ora in avanti lascerò da parte gli acronimi (un tempo il Prg; oggi il Psc e il Poc) e mi limiterò a parlare del Piano.
Il Piano è necessario. Nonostante il lavoro di delegittimazione di un liberismo refrattario alle regole e, per altri versi, di preoccupazioni per lo più ispirate alla cultura della decrescita, il Piano, pur con gli aggiornamenti culturali indispensabili, continua ad essere un presidio di legalità a favore dell’interesse pubblico.
 Un Piano, prima di tutto, deve contenere un’idea di comunità, che, per noi, deve continuare ad essere aperta, fondata sulla coesione sociale. Non chiusa, non ripiegata in sé stessa, tra paure ed egoismi.
Mi spiego. Si deve dar modo, a chi lo desidera, di rimanere a San Lazzaro, senza dover "emigrare", senza penalizzare i giovani, né chi vive forme di disagio sociale e non trova un alloggio perché il cosiddetto libero mercato ha prezzi inaccessibili. Quindi, da un lato, occorre offrire concrete opportunità per rimanere; dall'altro, occasioni per venire a risiedere a San Lazzaro, per quanto in forme contenute e ragionevoli.
Se poi vogliamo davvero superare i rischi della città-dormitorio forse occorre pensare alle dotazioni che occorrono, per tempo, ora per il futuro; dall’esigenza di una nuova scuola, da costruire presto, perché ce n’è bisogno, e i ragazzi non aspettano e l’obbligo scolastico comporta il diritto ad una scuola conforme; agli impianti sportivi, da un teatro ai parchi pubblici, a residenze per anziani, ai centri giovanili, ad un luogo per l’associazionismo.
Occorre da un lato, configurare un patto tra produttori, Ente locale e imprese, contro la speculazione sui terreni; dall’altro unire l’abitare al vivere, la residenza ai servizi. Tenendo sempre presente un’ispirazione di fondo: contrastare la rendita fondiaria, escludere la dispersione insediativa. 
E’ la casa, oggi, che segna il discrimine tra chi ce la fa e chi rischia di finire nella condizione del disagio sociale. Dobbiamo custodire il patrimonio residenziale pubblico, che abbiamo ereditato dal passato, ammodernandolo, come stiamo facendo, ma dobbiamo costruirne anche di nuovo, per dare una risposta concreta a chi è nelle liste di attesa per una casa. Non dimentichiamoci mai che sono circa 500 le famiglie in graduatoria per l’Erp che attendono una risposta.
Quindi: edilizia residenziale popolare, con progetti di modernizzazione e rifunzionalizzazione del patrimonio pubblico, ma anche edilizia sociale, cioè alloggi a prezzi più accessibili, in una misura di almeno del 20%, nel nuovo di almeno il 25%.
Prima di tutto interventi di riqualificazione, a completamento di quelli in essere, come nell'area nord, criticati quando furono intrapresi ed ora considerati favorevolmente, e, dove è previsto del nuovo, edifici improntati al risparmio energetico sino alla classe A.
Non solo. Il Poc di San Lazzaro consentirà anche una significativa ripatrimonializzazione, 28 ettari di aree acquisite dal Comune da destinare alla comunità e che potranno diventare patrimonio pubblico. Siamo cioè in presenza di un potenziamento del demanio comunale, in modo da abbattere ulteriormente la rendita fondiaria, favorendo progetti e, in prospettiva, strategicamente, servizi ulteriori per la comunità. E’ così che si dà futuro all’interesse pubblico. Non con la predicazione; con la fatica delle realizzazioni concrete.
Condivido la vostra perplessità verso le visioni economicistiche, anche se un’amministrazione corretta ha tra i suoi compiti quello di costruire un rapporto coordinato tra pianificazione urbanistica e programmazione economico-finanziaria. La prima ha sue prerogative che non necessariamente devono discendere dalla seconda. Il problema non è solo quello della mancanza di risorse dell'Ente locale. Il problema è la sostenibilità dei servizi per la comunità. 
Come mi capita di ricordare, il bilancio del Comune di San Lazzaro è di 33 milioni di Euro circa, 30 per la spesa corrente, cioè per beni e servizi, e soltanto 3, a causa del patto di stabilità, per gli investimenti. Per una cittadinanza di 31.457 persone, non possiamo investire più di quella cifra e dentro ci deve stare tutto: lavori pubblici, manutenzioni, scuole, servizi cimiteriali, cura del verde, impianti sportivi, spazzamento neve, asfaltatura delle strade, ecc.
In questi anni siamo riusciti a portare a compimento dei progetti, nonostante tutto - i tagli, i decreti, le manovre - facendo ricorso a strumenti innovativi, di cui molti parlano, non tutti sanno gestire, come il leasing o il progetto di finanza.
Nido alla Cicogna, Polo scolastico in parco Europa, lo stesso progetto per le case Andreatta, non sarebbero stati possibili senza quegli strumenti. Ma nel momento in cui si guarda alla comunità di qui a dieci, quindici, vent’anni, è evidente che, se c’è bisogno di dotazioni territoriali, occorre trovare la risposta in una pianificazione ben impostata.
Ecco, per noi, concretamente, a San Lazzaro servono, in primo luogo, un teatro (essendoci un contenuto da tutti apprezzato, ma non un contenitore adeguato), un nuovo impianto sportivo, siccome il movimento sportivo di base è molto più grande degli spazi oggi a disposizione, la valorizzazione delle aste fluviali, come connubio di ambiente, tempo libero e sport destrutturato, una nuova scuola, come già ho sottolineato, quindi spazi per l'associazionismo, con un particolare attenzione ai giovani. 
Lasciatemi dire una cosa che vi sorprenderà e che spero non vi dispiaccia troppo. La critica è il sale della democrazia, ma oltre un certo limite l’ostilità verso il Piano non fa del tutto onore alle ragioni di chi la esprime. Rischia cioè di apparire e in alcuni casi di essere un modo per disattendere al quadro normativo vigente e, paradossalmente, nonostante le buone intenzioni, di andare contro l’interesse pubblico.
Noi, con equilibrio e buon senso, cerchiamo di lavorare non solo sul quanto, ma anche sul perché e sul come. A due anni dall’approvazione del Psc, a 5 mesi dall’adozione del Poc - tutti atti pubblici - si continua a dire cose del tutto fantasiose sui numeri.
La proposta di Piano non è di migliaia di alloggi, ma, al momento, di circa 1000, pensati per la riqualificazione, in parte nuovi, anche nel senso di presentare soluzioni innovative dal punto di vista del risparmio energetico e delle energie rinnovabili. E’ la misura corrispondente al trend di consolidamento della popolazione per i prossimi anni.
La prospettiva di una cementificazione non piace a nessuno, non piace a voi, non piace neppure a noi. E’ possibile che nel passato ci sia stato un eccesso. Se si visitano regioni come il Veneto o la Lombardia, ci si rende conto di ciò di cui si parla. Anche nella nostra regione, certo, anche nella nostra provincia.
San Lazzaro, tra i censimenti del 1961 e del 1971, è passata da 12 mila a 23 mila residenti: è evidente che da qualche parte quel raddoppio della popolazione, con un decentramento tumultuoso e rapido, in gran parte proveniente dal capoluogo, ha dovuto trovare una sistemazione. Però dal 1991, vale a dire da vent’anni, la popolazione è sostanzialmente stabile sui 30.000 abitanti, nel censimento del 2001 siamo addirittura andati sotto quella soglia, per poi risalire stabilizzandosi di poco sopra.
Consentitemi di riprendere alcuni dati tratti dalle statistiche predisposte dai Servizi demografici del Comune al 31 dicembre 2010. Crescono le famiglie, mentre si restringe l'ampiezza media della struttura familiare, nel 2010 a 2,15 componenti. Si accentua ulteriormente il numero dei nuclei formati da una sola persona, in relazione all'aspettativa di vita, che comporta una crescita delle classi di età più anziane. La famiglia che oggi, nella nostra comunità, presenta un primato, rispetto alle altre, è quella uni-personale, sino al 35%, con una tendenza all’incremento.
Cioè: su dieci alloggi, tendenzialmente, tra i tre e i quattro sono, saranno abitati da una persona. Gli altri da due circa. 
Perdonatemi se insisto sui numeri: se per i prossimi anni si immaginano circa 1000 alloggi, essi potranno significare, stando al trend demografico attuale e prevedibile, trecentocinquanta alloggi almeno con una persona, gli altri mediamente con due o poco più di due. Sicché la cifra complessiva potrà aggirarsi intorno ai 1600 residenti in più, non a 7500 come si va raccontando.
Sempre ogni dieci alloggi, in relazione alla quota prevista, tra i due e i due e mezzo per l’edilizia sociale; su circa 1000, circa 250, un contributo importante, da non sottovalutare, a favore di un fare e di un essere comunità solidale.
E falso che vi sia da parte nostra l’intenzione di un aumento della popolazione, lo snaturamento di un equilibrio che, invece, va salvaguardato e rafforzato, e, proprio per conseguire il quale, occorre saper impostare oculate scelte orientate a consolidare l’attuale dimensionamento demografico.
Questo per dare un corretto riscontro anche della diatriba sui numeri.
Lasciatemi chiarire un'altra cosa. In questi anni l'Amministrazione ha promosso soprattutto riqualificazione, rigenerazione del tessuto urbano, come l'abbattimento e la ricostruzione delle case Andreatta e delle case di via Canova, senza consumo del territorio. Sui 27 progetti che compongono il Piano, 24 riguardano ambiti di riqualificazione previsti nel Psc o nel Programma di riqualificazione urbana avviato negli anni 2000 grazie alla legge 19 del 1998.
Però attenzione: non è che il “nuovo” vada comunque male e la riqualificazione vada comunque bene. L’importante è sempre quello che si fa e come lo si fa, per corrispondere all’interesse pubblico, tutelare l’ambiente, servire la comunità. La speculazione, che noi contrastiamo non a parole, ma con i fatti, è qualcosa che può nascondersi anche lì: basta pensare al ricorso all’istituto del cambio di destinazione d’uso, cosa che il nostro Comune, come si può osservare, negli ultimi anni, ha sempre cercato di escludere. Valga per tutti il caso, piuttosto emblematico, dell’Omb.
Quanto alla tassa di scopo, purtroppo è una delle tante illusioni, ovvero disillusioni, lasciate dietro di sé dal governo Berlusconi. Ricordo che l'art. 6 del d.lgs 23/2011 prevedeva, per quanto riguarda l'imposta di scopo,  che entro il 31 ottobre 2011 fosse adottato un regolamento per procedere alla sua revisione, con l’allungamento, in particolare, del periodo di applicazione e l’estensione delle opere finanziabili.
Tuttavia di tale regolamento non vi è ancora notizia e sarebbe indispensabile, per rimuovere il blocco dell’aumento dei tributi introdotto dall'art. 1, comma 7, del d.l. 93/2008 e confermato dall'art. 1, comma 123, della legge 220/2010. In assenza di questo la nuova imposta di scopo, risulta, pertanto, inutilizzabile fino al 2013. 
Aggiungo che l'imposta di scopo, nell'impostazione iniziale ed attualmente non riformata, grava sulla base imponibile Ici (che dal 2008 prevede l'esenzione dell'abitazione principale) ed il coinvolgimento dell'intera comunità sulle necessità di opere pubbliche, da voi richiamato nelle vostre istanze di referendum, non avrebbe potuto riuscire, siccome il tributo avrebbe gravato solo sulle seconde case e sulle attività produttive.
Anche per questo apprezzo quanto scrivete sulla scelta improvvida, pensata per servire ragioni esclusivamente elettoralistiche, del governo Berlusconi, quando, nel primo Consiglio dei ministri dopo il rinnovo della legislatura nel 2008, a Napoli, se non ricordo male, in piena ubriacatura demagogica, senza aver ben chiara la situazione dei conti pubblici, decise di abolire indiscriminatamente l’Ici sulla prima casa, lasciando dietro di sé, anche in questo caso, non pochi problemi per i conti dello Stato e per le finanze degli Enti locali.
La considerazione per i 1200 firmatari della petizione presentata prima dell'adozione del Poc non è mai mancata, né è mancata per coloro che hanno sottoscritto le richieste di referendum.
La democrazia deve essere fatta di rispetto e di ragioni che si confrontano, disposti tutti a riconoscere quelle degli altri, reciprocamente.
In sintesi il nostro Piano significa: riqualificazione e, nel caso di "nuovo", soluzioni di risparmio energetico, sino a edifici in classe A. 
In coscienza, ritengo che almeno parte delle questioni da voi rappresentate siano iscritte nella nostra proposta di Piano.
Non pretendo di essere stato esaustivo, né di aver soddisfatto tutte le vostre curiosità. A maggiore ragione sono a disposizione, insieme agli Uffici e al collega Leonardo Schippa, qualora riteniate di approfondire ulteriormente con noi questi temi, nel dialogo e nel confronto dei punti di vista.
Ricambio gli auguri di buon lavoro e, a mia volta, porgo i più cordiale saluti.
                                                         Marco Macciantelli - Sindaco di San Lazzaro di Savena

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